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Serie A: parte la volata salvezza

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Delio Rossi, tecnico della Fiorentina

ROMA, 2 APRILE – Grande bagarre nelle zone basse della classifica, con tanti club, anche blasonati, che rischiano la caduta in Serie B.

Già dalla prima giornata di campionato, tra sale stampa e mixed zone, si sente rimbalzare un ritornello sempre uguale a sé stesso. Vero, nudo e crudo, spoglio nella sua semplicità. “Quaranta punti, raggiungiamo i quaranta punti, dobbiamo fare quaranta punti”. Quando la strada ancora da percorrere va a diminuire, ecco che il ritornello torna come d’incanto d’attualità, riecheggiando in maniera chiara tra le voci smozzate di chi, suo malgrado, si ritrova appollaiato fondoclassifica. Dura legge del calcio, signori. La lotta per la salvezza, già da ora, comincia a prendere sapore, ad assumere toni vibranti, ricchi, caldi e succosi. Quest’anno, la situazione è quanto mai particolare: c’è una retrocessa d’ufficio (il derelitto Cesena è ormai staccatissimo dal treno), una squadra sull’orlo del baratro (il Novara) e un gruppetto grosso di contendenti, tutte in grado di dire la propria in una lotta che si preannuncia serrata e palpitante. Analizziamo, squadra per squadra, la situazione di tutte le compagini che rischiano la retrocessione. Arriveremo fino ai trentasei punti di Bologna e Siena, mai però pienamente certi che coloro al di sopra di questa soglia possano sentirsi davvero al riparo.

CESENA (19 punti): i due ultimi pareggi, con Lecce e Parma, hanno il sapore di impennata d’orgoglio o poco più. La squadra romagnola non vince da tempo immemore (ultima affermazione il 15 gennaio scorso contro il Novara), ed è praticamente condannata d’ufficio alla retrocessione. Troppi, infatti, i quattordici punti che separano i bianconeri da una zona salvezza mai raggiunta in questo malinconico campionato. L’unico obiettivo da porsi è quello di giocare con lealtà le rimanenti otto gare (già importante il prossimo derby col Bologna) e iniziare a programmare con serenità il prossimo campionato di Serie B.

NOVARA (24 punti): Il Tesserbis conosce a Roma la prima ineluttabile battuta a vuoto, ma la squadra azzurra è tutt’altra cosa rispetto al girone d’andata. Certo, il ritardo dal treno-salvezza è ancora considerevole, ma il calendario offre un’occasione eccezionale per appiattire il differenziale di punti e credere nel miracolo. Nel prossimo turno, arriverà difatti al “Piola” il pericolante Genoa di Marino, squadra quint’ultima e in completo stato confusionale. I cavalieri azzurri hanno l’ultima possibilità per assottigliare lo svantaggio e sperare ancora in una salvezza dal retrogusto prodigioso. Dovessero fallire, rimarrebbero pochi spiragli per un club presentatosi al via con una rosa palesemente inadeguata, resa idonea solo con gli interventi del mercato di gennaio. Cioè quando gran parte del danno era già stato fatto.

[smartads]

LECCE (28 punti): la fiera delle occasioni perdute. Gli ultimi due zero a zero hanno rallentato la rincorsa di Cosmi ad una salvezza difficilissima da pronosticare dopo il pessimo avvio firmato Di Francesco. Quello in casa col Cesena, soprattutto, ha il sapore amarognolo della palla-break buttata nel water. Cinque punti dal quartultimo posto a otto giornate dalla fine rappresentano un margine assolutamente colmabile, ma solo da una squadra in grado di convertire in punti le palle gol costruite. Cosmi ha già fatto un mezzo miracolo nel riuscire a riportare in carreggiata i salentini, e sarebbe un peccato non giocarsela fino alla fine solo per colpa di un attacco (un gol fatto nelle ultime quattro partite) asfittico, e siamo in pieno eufemismo. Le individualità di spicco non mancano (lo splendente ma discontinuo Cuadrado su tutti), ma si sente la mancanza di una punta cui aggrapparsi nei momenti in cui la partita è pane raffermo per i giocolieri.

FIORENTINA (33 punti): ci perdonino i tifosi viola, ma l’odore dell’aria sa tremendamente di Sampdoria. Semplicemente perché la squadra gigliata non sembra mentalizzata alle dure sfide della corsa-salvezza, esattamente come i doriani di dodici mesi fa. La massima espressione di queste difficoltà è stata la sfida casalinga inopinatamente persa col Chievo. Zero gioco, un pareggio strappato solo grazie ad un’invenzione individuale, e gol della disfatta giunto in contropiede a pochi giri di lancetta dal termine. Una vera catastrofe, soprattutto se paragonata alla qualità della rosa, abbondantemente sopra la metà classifica. Come se la caveranno ora i signorini di viola vestiti nel marasma della lotta per la sopravvivenza? Il calendario propone la peggior partita possibile (trasferta a Milano con i rossoneri) nel peggior momento possibile, con una classifica fattasi all’improvviso pericolante. Sta a Delio Rossi, il meno colpevole di tutti nel generale clima di caos che sembra avvolgere il sodalizio toscano, cercare di ringalluzzire i suoi in vista di un finale di stagione da vivere necessariamente a cento all’ora. Altrimenti, la situazione potrebbe farsi davvero irreparabile. Sampdoria docet.

GENOA (34 punti): altra blasonata in caduta libera. La squadra rossoblu è in un pessimo momento di forma, e la pirotecnica sconfitta di Milano rappresenta in pieno la singolare stagione vissuta in Liguria, divisa a metà tra i frizzi ed i lazzi di un attacco atomico e le incredibili ingenuità di una difesa di stampo fortemente zemaniano, capace di incassare cinquantasei gol in trenta partite di campionato. E se non bastasse la preoccupante (eufemismo) condizione della retroguardia, aggiungiamoci la classifica, tutta d’un tratto divenuta dissestata, e un calendario beffardo, che assegna al Genoa una difficilissima trasferta in casa del Novara, alla sua ultima spiaggia stagionale. Ecco servito un piatto difficile da digerire per tutti coloro col grifone nel cuore, e soprattutto per il presidente Preziosi, grande mago nel mercato incasinato, capace di rivoltare come un calzino, ad ogni tornata di trattative, il suo amato giocattolino pallonaro. La vera domanda da porre al patron è: ha avuto senso cacciare Malesani, colpevole della “scarsa organizzazione difensiva della squadra”, per affidare il Genoa a Marino, tutt’altro che un famoso teorico del calcio all’italiana? Non pretendevamo certo Trapattoni, Carletto Mazzone o Cesarone Maldini, gente restia ad attaccare, ma prendere un tecnico famoso per il gioco arioso ed acquistare al mercato Gilardino, Belluschi e Sculli per l’attacco e il solo Carvalho per la difesa, non ci pare un’idea proprio geniale per una squadra sofferente proprio nelle retrovie.  Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso. Sai che lacrime se la Samp torna in A e il grifone si fa il ritorno al futuro un anno dopo?

PARMA (35 punti): la (quasi) quiete dopo la (quasi) tempesta. Donadoni rompe il sortilegio, rade al suolo la Lazio e si va a prendere tre punti ed un po’ di tranquillità, roba buonissima dopo un periodo da allergia alla vittoria acuta che aveva reso un po’ stretta la situazione di classifica dei ducali. Nulla era irreparabile prima, sia chiaro. Allo stesso modo, però, nulla è esaltante adesso, dato il vantaggio risicato sulla zona calda e una trasferta ostica in calendario (Udine). In ogni caso, i quaranta punti paiono un obiettivo alla portata di una squadra molto lunatica nel suo gioco, forse troppo legata alle prestazioni del solo Giovinco, ma tranquillamente in grado, valori alla mano, di condurre in porto un campionato tranquillo ai limiti dell’anonimità. Che poi questo possa bastare ad una piazza che solo pochi anni fa lottava per traguardi prestigiosi, è tutto da vedere. Contenti loro…

SIENA (36 punti): neopromossa d’assalto, non c’è che dire. Al netto delle qualità della rosa, il campionato dei bianconeri, ben lungi dall’essersi concluso, è tantissima roba. La vittoria sull’Udinese scava un margine importante tra i toscani e la zona-pericolo, premiando il lavoro di un tecnico, il bravissimo Sannino, capace di esaltare al massimo una squadra dai valori generali sottovalutati ad inizio campionato. Si pensi, ad esempio, alla sublime gestione di Mattia Destro, centravanti dalle doti importanti ma dal rendimento umorale. Il tecnico nativo di Ottaviano ha assecondato l’ambientamento ad alta quota dell’ex genoano, centellinandone l’impiego e valorizzandone, anche grazie ad un gioco mai banale pur nel suo provincialismo, le grandi qualità di stoccatore. Applausi a scena aperta per una salvezza che potrebbe trovare il suo suggello nel sabato di Pasqua, in una trasferta a forte rischio di pareggio della festa come quella di Bergamo.

BOLOGNA (36 punti): le due ultime sconfitte non devono far dimenticare il grandissimo lavoro da artigiano di Pioli, capace di riportare in quota i felsinei dopo lo sciagurato avvio di Bisoli. Nulla è compromesso in ottica-salvezza, anche se qualche punticino in più, specie alla vigilia di un derby come quello di Cesena, non avrebbe di certo fatto infelice l’ambiente rossoblu. Vanificare l’ottimo lavoro di questa stagione pare un’ipotesi azzardata, e il buon vantaggio sulla zona calda ha tutto l’aspetto di un patrimonio da gestire con calma, senza patemi e con la serenità assicurata da una rosa tra le più attrezzate del ceto piccolo borghese della nostra Serie A. Attenzione, però, a non sedersi sugli allori troppo presto, perché la fretta, specie quando si parla di salvezza nel massimo campionato italiano, non è mai stata una buona consigliera.

Alfonso Fasano

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