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Ibrahimovic: “Inzaghi è un killer d’area, non un calciatore”

Ibrahimovic: “Inzaghi è un killer d’area, non un calciatore”
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Lo svedese, con la solita nonchalances, parla della Ligue 1 e dei suoi maestri

PARIGI, 17 SETTEMBRE – Zlatan Ibrahimovic è uno di quei personaggi che quando aprono la bocca, per parlare, il mondo del pallone si zittisce ad ascoltare. Non si tratta certo di perle di saggezza, nè tantomeno di dichiarazioni strappalacrime per intenerire i tifosi: semplicemente quando qualcuno punta un microfono alla bocca di Zlatan, senza tanto preoccuparsi di apparire signore, lui dice quello che ha da dire.

“INZAGHI, PIU’ KILLER CHE CALCIATORE” – Che la piazza sia quella di Torino, Milano, Barcellona o Parigi, lo svedese non ha mai fatto mancare dichiarazioni fuori dal coro, fuori dalle righe delle studiate risposte da calciatore. Ora più che mai, con il PSG sotto i riflettori di mezzo mondo, le sue parole riecheggiano nell’ambiente calcio come se fossero state urlate in un megafono. E se l’argomento non è banale, è difficile non ascoltarlo.

Inizia la sua intervista a L’Equipe con un giudizio su Filippo Inzaghi, ora allenatore degli allievi del Milan. Non è il solito complimento, perchè Zlatan dice: “Pippo non è un calciatore“. Un po’ insolito, considerando che si parla di un giocatore che ha vinto un po’ tutto quello che si poteva vincere, trascinando le sue squadre con valanghe di gol. Ma l’introduzione di Ibra serviva per concludere che “Inzaghi è un killer, con un vero istinto omicida davanti alla porta”. Forse è un complimento, forse no. Ibrahimovic non perde tempo a spiegare le sue poesie.

GLI ALLENATORI – “Se oggi sono spietato sottoporta, io lo devo alle ore di allenamento per mettermi in testa che fare gol è la mia missione”, dice lo svedese. Che poi elogia in maniera più tradizionale due grandi allenatori come Capello e Mourinho. E’ stato il primo a insegnare all’allora juventino Ibrahimovic quanto il gol fosse fondamentale (“Capello appartiene alla scuola tradizionale, mi diceva che non segnavo abbastanza e che per lui l’essenziale era fare gol, non giocare bene”), mentre il secondo, lo Special One, in linea con gli allenatori della nuova generazione, prentende anche il bel gioco: ” Questa è l’unica differenza tra i due”.

LA LIGUE 1 DI ZLATAN, POI LA CHAMPIONS – L’ex bomber milanista si ferma poi ad analizzare il campionato francese, la sua nuova casa:  “Un torneo difficile, non meno di altri campionati e dal punto di vista fisico tutti i giocatori sono possenti come me, non me l’aspettavo e mi ci devo abituare.” Ma la sfida non spaventa di certo il gigante di Malmoe, abituato a vivere sotto pressione e tra gli avversari, che quando vinci sembrano un fronte comune pronto a distruggerti: “La gente vuole che il Psg fallisca. Ma questo atteggiamento mi stimola ancora di più'”.

Come il Manchester City di tre anni fa, il Paris Saint Germain si prepara ad esordire in Champions con il suo vestito nuovo, collezionato su misura dalla Qatar Investment Authority capitanata da Nasser Al-Khelaifi. Considerando gli ormai noti problemi da mal d’Europa dello svedese, resta solo da verificare se Zlatan riuscirà ad essere il fiore all’occhiello.

 

Matteo Brutti

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