Modestino Picariello

Il declino del calcio italiano

Il declino del calcio italiano
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Soldi e concorrenza impoveriscono la serie A

TORINO, 6 SETTEMBRE 2012 – Se è vero che ‘tre indizi fanno una prova’, allora la recente sessione di calciomercato ha dimostrato senza alcun dubbio che il prestigio della serie A è in crisi, una crisi profonda e da cui è difficile riprendersi.

TRA ARRIVI E PARTENZE – Il primo indizio è l’impietoso confronto con i campionati esteri.
Da una parte campioni affermati del nostro calcio (Ibrahimovic, Maicon, Thiago Silva) hanno fatto le valigie per approdare in squadre straniere in ascesa, ma non ancora di primissimo piano (Manchester City e Psg), dall’altra anche campioni stranieri non più giovanissimi (come Drogba o Berbatov) hanno fatto a gara nel rifiutare l’avventura italiana.

LINEA VERDE ADDIO – Il secondo indizio è la rinuncia alla possibilità di far crescere i giovani, attratti irrimediabilmente dalle sirene estere. La partenza di possibili talenti come Nastasic o Verratti (ancora rispettivamente verso Manchester City e Psg) ha certo rappresentato un’ottima plusvalenza per chi li ha venduti (Fiorentina e Pescara) ma anche un indubbio colpo per il calcio italiano, impoverito alla radice.

FPF E RANKING UEFA – L’ultimo, ma forse il primo per importanza, è rappresentato dal Fair Play Finanziario (acronimo FPF), fumoso progetto UEFA per l’autoregolamentazione economica. Appellandosi a questo, tutti i presidenti dei maggiori club italiani affermano di non poter più spendere grosse cifre nel calcio. Peccato che lo stesso sembri non valere per l’estero, dove una buona progettazione porta ad acquisti mirati anche costosissimi.
Tutto questo si riflette nell’indice di salute del nostro calcio in Europa: il Ranking Uefa, che calcola il percorso dei nostri club nelle competizioni internazionali.
Negli ultimi anni l’Italia è scesa dal terzo al quarto posto, perdendo una squadra in Champions a favore della Germania e la recente eliminazione dell’Udinese dai preliminari ci avvicina pericolosamente al quinto posto, occupato dal Portogallo.
I segnali del declino ci sono tutti: basterà riconoscerli per rimettersi in moto?

A cura di Modestino Picariello

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