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El Pibe torna a casa

El Pibe torna a casa
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Dopo tanti anni di assenza, è prossimo il ritorno di Maradona a Napoli. Diego chiarirà la sua posizione col fisco, in modo da far visita più spesso ad una città che ancora lo venera.

Maradona, idolo napoletano

NAPOLI, 30 MARZO – Era il 9 giugno del 2005. Un venerdì di inizio estate:  caldo, appiccicoso, sudoriparo. Il sottoscritto era stipato come una sardina in mezzo a tanti altri simili pescetti, in un affollatissimo convoglio della linea due, quella che da Gianturco conduce alla provincia nord-ovest di Napoli, fino a Pozzuoli passando per Fuorigrotta. Il Napoli, appena nove mesi prima risorto dalle ceneri del fallimento, stava per giocarsi la promozione in Serie B ai playoff. Robetta, rispetto all’immediato ieri o all’immediato domani di quel 9 giugno 2005. Una volta scesi dal treno ed attraversato il sottopasso, la stazione di Campi Flegrei già dava sullo Stadio San Paolo, illuminato a festa per una notte di gala. Ciro Ferrara, campione e figlio di Napoli, dava un ballo d’addio a casa sua, nella Napoli abbandonata nel 1994 solo per, come si dice, “esigenze di bilancio”, dopo gli anni dei trionfi. Eppure, già dalla stazione, il San Paolo si sentiva forte, e forte cantava un solo coro, che riportava alla grandezza di qualche anno addietro. “Olè, olè olè olè… Diego, Diego…”. Squittivo di emozione e felicità nel sentire quel coro, già e perfino dalla stazione. E via via più forte, fin dentro lo stadio e a ritrovatrici dentro, con la voce roca ma comunque pronta e forte per intonarlo un’ennesima volta. Un osanna infinito al grande dio pagano del calcio napoletano, l’unico, solo ed inimitabile Diego Armando Maradona.

[smartads]

L’ultima volta non si scorda mai. Sette anni scarsi, e il tassametro corre. Da lì, qualche comparsata televisiva a “Ballando con le Stelle”, poi il buio. Maradona manca da Napoli da quel giorno al San Paolo, dalla festa di e per l’amicone Ciro Ferrara. Un’eternità. Eppure, questa disgiunzione pare stia per terminare. I motivi che tenevano Maradona lontano da Napoli erano e sono di tipo meramente fiscale: il debito col fisco italiano è astronomico (si parla di almeno quaranta milioni, euro più euro meno), ed è retaggio di quello che il legale italiano del Pibe, l’avvocato Pisani, definisce in maniera colorita come “un complotto ordito verso un ingenuo ragazzo di ventiquattro anni, totalmente a digiuno in fatto di regime e regolamentazione fiscale”. Maradona discuterà il giorno 5 aprile della sua posizione con l’italica agenzia delle entrate, in modo da poter tornare in Italia liberamente ed evitare le scene di pignoramenti e sequestri direttamente in aeroporto tristemente note al pubblico. Il ramoscello d’ulivo allungatogli dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, fa ben sperare i tifosi napoletani (“Maradona è il benvenuto se salda quanto deve, sono anch’io un suo tifoso”), mai come questa volta pienamente d’accordo col primo cittadino De Magistris, che tramite Twitter ha già dato un caldo bentornato al figliuol prodigo più amato dai napoletani (“Che Maradona torni a Napoli è una bella notizia, Napoli ti aspetta!”). Già si fantastica su memorabili saluti dal San Paolo, di presenze alla finale di Coppa Italia, di futuri scenari di collaborazione che fanno brillare occhi, menti e cuori dei tifosi napoletani, sempre e comunque follemente innamorati del proprio genio dalla testa riccioluta.

Come dargli torto, del resto. Maradona non è stato un semplice calciatore, per Napoli: è stato un fenomeno sociale, un riscatto collettivo schizzato dai campi di calcio, una rivalsa che, partendo dallo sport, ha sbattuto in faccia ai signori del nord quanto Napoli potesse essere viva e vincente nonostante i mille problemi. Due scudetti, una Coppa UEFA, una Coppa e una Supercoppa d’Italia in sette anni, tanto per parlare in termini di palmares. Più una serie infinita di giocate al limite della fisica, di palloni fatti passare dove nessuno poteva nemmeno pensare di farceli arrivare, di frizzi e lazzi degni del miglior giocoliere circense. Un sinistro intonato come l’ugola di un grande tenore, il la perfetto ad una stagione di successi irripetibile per un club geneticamente troppo povero per far davvero parte dell’elite. Un campione che ha pagato i suoi difetti di uomo fuori dal campo di gioco, chiudendo malinconicamente nella polvere, in tutti i sensi, la sua parabola di inarrivabile fuoriclasse.  Eppure, e giustamente, a Napoli questo sembra non importare. Un dio va amato e rispettato soprattutto quando, essendo antropico come gli altri e più degli altri, risulta essere più debole dell’amore dei suoi stessi seguaci. E figurarsi poi se Napoli, la città del cuore e del sorriso che non si nega a nessuno, abbandona proprio il grande condottiero della sua epoca d’oro nel rutilante mondo pallonaro. Ai napoletani, siamo certi, faranno compagnia tutti quelli che, al di là delle piaggerie del tifo, amano il calcio e quindi non possono non amare Maradona, desideroso di godersi in pace il nuovo Napoli di vertice. Maradona di nuovo “a casa”, un Napoli di nuovo grande: mix esaltante per la più grande piazza calcistica del sud. Che solo coloro con le fette di prosciutto sugli occhi non possono salutare con un sentito, caldo, meritatissimo “Bentornati”…

Alfonso Fasano

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