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Greenpeace: Enel killer del clima

Greenpeace: Enel killer del clima
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Attivisti in protesta nella sede di Roma

Il manifesto di Greenpeace contro l'Enel

ROMA, 29 MARZO – Questa mattina presso la sede dell’Enel in Viale Regina Margherita a Roma, attivisti di Greenpeace si sono calati dal tetto dell’edificio per esporre uno striscione di 70 metri quadri con su scritto ”Enel killer del clima, abbiamo le prove”. Sul posto sono subito arrivati Vigili del Fuoco ed agenti della Polizia Municipale. In seguito gli attivisti hanno transennato l’ingresso dell’edificio come a delimitare una scena del crimine e consegnato alla direzione della compagnia un loro avviso di garanzia in cui s’ipotizza il reato di danno ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi. Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace, dichiara in una nota che l’azione è intesa quale notifica dell’avvio delle indagini per portare alla luce tutti i reati e misfatti connessi al business del carbone.

IL SITO – Secondo il sito www.FacciamolucesuEnel.org, aperto da Greenpeace specificatamente con lo scopo di avviare un processo mediatico nei confronti dell’Enel, con le sue centrali a carbone produrrebbe da sola in Italia oltre 26 milioni di tonnellate di CO2, oltre ad altre sessanta sostanze inquinanti, ivi incluse le famose polveri sottili. In Italia, le centrali a carbone producono il 14% dell’energia elettrica nazionale, emettendo il 30% dei gas serra del settore termoelettrico. Il tutto senza dover sostenere i costi economici collegati a questi impatti, in quanto ricadenti sulle comunità locali e sulla società in genere. Con la sola centrale di Brindisi, l’Enel produrrebbe danni ambientali e sanitari alla collettività per 700 milioni di euro, ricavandone un guadagno equivalente in profitti extra. Sempre secondo Greenpeace, qualora i costi di questi danni sanitari e ambientali venissero contabilizzati, il mercato si orienterebbe definitivamente verso le fonti rinnovabili come il solare o l’eolico.

LA REPLICA – Concluso il blitz, la dirigenza della società ha deciso di incontrare i rappresentanti di Greenpeace. Come si legge in una nota dell’azienda, la replica ha sottolineato come l’Enel sia impegnata a rendere sempre più efficienti anche le centrali termoelettriche. Secondo quanto asserito nella nota, nel 2010 le emissioni di gas effetto serra delle centrali dell’Enel si sono ridotte rispetto al 2009 in termini assoluti del 4,8%. E la produzione di energia elettrica da carbone in Italia è ferma al 13% del totale contro una media europea pari al 27%, con punte del 44% in Germania. Il gruppo elettrico ritiene, inoltre, che attribuire a una singola centrale o a un singolo gruppo energetico la responsabilità di risolvere un problema globale di queste gigantesche dimensioni mostri la miopia di chi lo sostiene.

ENERGIE RINNOVABILI – Quale che sia la verità tra le due contrapposte posizioni, è emerso in questi giorni un dato confortante fornito dall’edizione 2012 dell’annuale ricerca di Legambiente “Comuni rinnovabili”. In questi ultimi anni, infatti, c’è stato un forte aumento dell’energia rinnovabile in Italia. Sono 23 i Comuni italiani che utilizzano energia rinnovabile al 100%, definiti da Legambiente il miglior esempio d’innovazione energetica e ambientale. Realtà in cui si combinano diverse tipologie di impianti, che riescono a coprire, se non anche superare, i fabbisogni termici ed energetici delle famiglie residenti. A questo si deve aggiungere che sono presenti impianti di energia rinnovabile, solare o di altro tipo, nel 95% delle amministrazioni comunali. E mentre stiamo vivendo un vero e proprio boom del solare, si stanno diffondendo sempre più gli impianti di tipo eolico, presenti in 450 comuni, grazie alla diffusione di impianti di varie taglie e, soprattutto, del minieolico. La green economy diventa, così, sempre più importante, con una progressiva diminuzione del costo dell’energia nel mercato elettrico. Senza considerare la crescita occupazionale nel settore, con oltre 100mila nuovi posti di lavoro, a cui se ne potrebbero aggiungere altri  nelle energie pulite e 600mila nel comparto dell’efficienza e della riqualificazione in edilizia ed altri 250mila nelle energie pulite.

Andrea Marini

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