Luca Guerra

Cosa sarebbe diventato Antonio Cassano se non fosse stato Antonio Cassano?

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Viaggio tra le inquietudini e la voglia di cambiare che hanno caratterizzato la carriera del talento di Bari Vecchia: nuova fermata, l’Inter.

MILANO, 21 AGOSTO – Giampaolo Pazzini al Milan, 7 milioni di euro più Antonio Cassano all’Inter: in tempi di “spending review”,  gli affari dell’estate sono gli scambi, con tanti movimenti di personale e pochi spostamenti di denaro fisico. Questa volta però tra i protagonisti dei saluti ci sono due calciatori i cui musi lunghi da tempo aleggiavano nei rispettivi spogliatoi: addii preventivati, sebbene lo scambio dell’estate all’ombra della “Madunina” sia maturato solo nelle ultime due settimane di mercato. Pazzini&Cassano, i “gemelli del gol” ai tempi di Genova, sponda blucerchiata, in queste ore stanno svuotando i rispettivi armadietti per far posto all’ex compagno di reparto. Il Pazzo che finalizzava i colpi di genio di FantAntonio, tempi ormai passati. Se per l’attaccante di Pescia l’addio era ormai segnato dai primi giorni di ritiro, sullo sfondo di questo affare restano le inquietudini del talento di Bari Vecchia, la sua continua necessità di cambiare aria, di cogliere la via nuova costantemente come la migliore, l’esigenza di sfide nuove nel tempo.

Antonio Cassano, ex attaccante del Milan

“NON POSSO MAI TRADIRE LA GENTE CHE CREDE IN ME”- Così il 14 gennaio 2011 Cassano aveva esordito nella conferenza stampa di presentazione nella sede rossonera, via Turati. Sembrava il prologo all’ultima storia d’amore di un campione passato per Bari, Roma, Madrid e Genova, dividendo sempre e comunque il pubblico nel giudizio personale, ma unendolo a colpi di genio e classe. La vittoria dello scudetto, l’intesa crescente con Ibra in attacco, la gioia di essere nella “squadra più titolata al mondo” sembravano costituire l’amalgama ideale per una lunga sosta, e non per una semplice fermata. La stagione 2011/2012 ha cominciato a segnare il passo: prima i tragici problemi al cuore, con il lungo stop, poi il rientro nel finale, la paura di non tornare più quello di prima, infine la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ossia le dichiarazioni arrivate dalla Polonia durante l’Europeo 2012. E’ allora che il patto tra Milan e FantAntonio si è spezzato: quelle parole  (“Senza Ibra e Thiago Silva sarà dura puntare allo scudetto”) erano state viste come un gesto di ingratitudine verso un club che l’aveva voluto fortemente e l’aveva accompagnato nel rientro in campo dopo i problemi cardiaci.

NIENTE “BERLUSCONI”, TROPPI SFOTTO’ – Luna di miele così incrinata, e conclusa definitivamente sulle richieste di prolungamento del contratto da parte di Cassano, giunte mentre al Milan si cercava di stringere quanto più i cordoni della borsa. Il sintomo del saluto finale era stato poi rappresentato dai soli 45’ giocati nell’1-5 in amichevole contro il Real Madrid prima, quando il post-partita racconta di frizioni con  Allegri, e definitivamente sancito dall’esclusione dalla lista dei convocati nel trofeo “Berlusconi” giocato domenica scorsa. Tecnicamente, qui è maturata la separazione: ma ancora prima, negli atteggiamenti, Cassano si era “allontanato” dal Milan. Troppi sfottò negli spogliatoi, irriverenza in aumento, tanto da far indispettire pure un suo strenuo ammiratore come Adriano Galliani.

Antonio Cassano ai tempi della Sampdoria

COSA SAREBBE DIVENTATO CASSANO SE NON FOSSE STATO CASSANO? –  Due anni a Bari, cinque a Roma, tre a Genova, uno e mezzo a Milano sponda rossonera. Ora l’Inter: riuscirà Cassano in nerazzurro a diventare ciò che nelle altre piazze non è mai stato, ossia un leader carismatico oltre che tecnico?. Una Supercoppa italiana, una Liga e uno scudetto in serie A sono davvero poca roba per un campione della sua classe. L’impressione è che il Cassano calciatore sia ancora” vittima” del Cassano uomo: che grande giocatore sarebbe stato Cassano senza buttarsi via tra inquietudini, continue voglie di evasioni, se non avesse visto sempre ombre, malcontenti e chimere altrove, se non avesse sempre pensato che la prossima fermata sarebbe stata migliore di quella alla quale si era scesi prima, se talvolta avesse contato fino a 100 prima di parlare di temi “caldi”. Ma senza tutto ciò sarebbe stato Antonio Cassano? Il film continua, stavolta a sfondo nerazzurro, ma se la storia continua a ripetersi sembrerà una pellicola in bianco e nero, di quelle già viste…

a cura di Luca Guerra

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