Andrea Croce

Liga, Ronaldo e Messi oscurati dalla guerra per i diritti tv

Liga, Ronaldo e Messi oscurati dalla guerra per i diritti tv
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MADRID, 18 AGOSTO – Questa sera, come dicono gli spagnoli “arranca” la Liga, ma fino a pochi giorni fa sembrava che, per il secondo anno consecutivo, la prima giornata dovesse essere rimandata. Questa volta però non per uno sciopero indetto dai giocatori, ma per volere dei presidenti. Infatti 13 club (Atlético de Madrid, Athletic de Bilbao, Betis, Celta, Espanyol, Getafe, Granada, Mallorca, Osasuna, Rayo Vallecano, Real Sociedad, Sevilla e Zaragoza) hanno minacciato la Federazione Spagnola di non partire, contestando duramente l’attuale sistema di ripartizione dei diritti televisivi e il nuovo calendario che prevede un’ulteriore spezzatino, con incontri fissati anche alle 23:00.

IL SISTEMA OGGI – Real Madrid e Barcelona ottengono dalle televisioni più del triplo rispetto a squadre come Atletico Madrid e Valencia e 10 volte di più della maggior parte delle società di Prima Divisione. I “ribelli” chiedono che la LFP si adegui alle maggiori Federazioni europee nella ripartizione dei diritti (in Premier tra il Manchester United e il Blackpool ci sono solo 20 mil. di euro di differenza, secondo i dati della stagione 2009-10 e in Bundesliga la forbice è ancora più stretta). Secondo le stime sulla scorsa stagione, Barça e Real si sono portate a casa circa 140 mil di euro, contro i 42 di Valencia e Atletico. Solo 25 mil. per il Villareal, 24 per il Siviglia e 21 per il Betis. Tutte le altre devono accontentarsi dai 12 (la maggior parte) ai 17 milioni (Getafe). E’ incontestabile che dal punto di vista dei ritorni Real e Barça sono un investimento sicuro e remunerativo ai massimi livelli, ma un sistema di questo tipo, se perpetuato nel tempo, ridurrà la Liga ad un tavolo per due.

BOTTA E RISPOSTA – I 13 club ribelli e la LFP, dal 7 Agosto ad oggi, hanno intrapreso una duello a colpi di comunicati. Non certo la strada più semplice per giungere ad un accordo. Per il momento è stata firmata una tregua che permetterà l’inizio del campionato secondo il calendario e gli orari stabiliti (anche il posticipo delle 23.00). Certamente ci sarà da discutere ancora, e il pericolo STOP non è ancora scongiurato, ma per motivi di opportunità si è cercato di non forzare troppo la mano, anche perchè gli operatori televisivi, fino a ieri, dovevano ancora accordarsi sulle modalità di trasmissione della stagione.

TELEVISIONI D’ACCORDO: BARCA E REAL SOLO A PAGAMENTO – La notizia è di poche ore fa: raggiunto l’accordo tra Mediapro e Canal+ per la trasmissione televisiva della Liga BBVA 2012/2013. L’accordo ratificato ieri, anche grazie all’intervento politico del Segretario di Stato per lo Sport, Miguel Cardenal, vale per le prossime tre stagioni e prevede la Liga in esclusiva (per le pay tv) a Canal+, che trasmetterà ogni fine settimana il miglior incontro (almeno 28 volte una tra Barcelona e Real oltre al clasico). Mediapro trasmetterà invece sul digitale terrestre, tramite il canale a pagamento Gol TV, 8 incontri per giornata, con almeno una partita di Real o Barça, la partita in chiaro del Monday Night e tratterà i diritti internazionali.

LA LIGA IN ITALIA – La programmazione del fine settimana su Sky, a livello di calcio estero, prevede solo la Premier League. I rumors al riguardo si sono succeduti a gran velocità. Si sono avanzate diverse ipotesi che vanno da richieste esorbitanti per la cessione dei diritti a presunte scelte editoriali di Sky Italia, che avrebbe privilegiato Formula 1 ed Europa League. Il pubblico italiano si chiede se e dove potrà ammirare le gesta di Ronaldo e Messi nell’eterno duello per la Liga. Non c’è nulla di ufficiale, ma è presumibile che fino all’accordo tra Mediapro e Canal +, per l’emittente di Murdoch sia stato complicato trattare i diritti del campionato spagnolo e la speranza di tutti gli appassionati è che si arrivi presto ad una soluzione, fruttuosa per tutti.

In tempi di crisi, la Spagna non può permettersi di “oscurare” il prodotto calcio più richiesto. Un anno senza Liga rischierebbe di veder calare gli ascolti e, ancor peggio, ridurre gli investimenti, in un settore molto indebitato che ha un bisogno costante di rifinanziarsi, e il fair-play voluto da Platini è alle porte.

Andrea Croce

 

 

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