Vincenzo Galdieri

Goodbye Sir Claudio. Avanti con la prossima sfida

Goodbye Sir Claudio. Avanti con la prossima sfida
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La commozione di Ranieri durante Chievo-Inter

ROMA, 28 MARZO – Alla fine Moratti ha deciso: fuori Ranieri, dentro Stramaccioni. Nella stagione più travagliata dell’ultimo decennio ecco l’ennesimo colpo di scena, proprio nel momento in cui le acque parevano essersi calmate. Il tecnico testaccino sembrava essere destinato a condurre in porto – con tutta la fatica del caso – la sempre più scricchiolante nave nerazzurra. Ancora 9 gare insieme, poi a fine stagione verosimilmente ci sarebbe stata la separazione. E invece no. Il presidente ha preferito chiudere il rapporto in anticipo, nonostante nell’ultimo periodo Ranieri avesse fatto di tutto per salvare una situazione che probabilmente con un altro al timone sarebbe degenerata in maniera definitiva. Non sono bastati i 4 risultati utili consecutivi uniti alla grande prova contro la Juventus per convincere il presidente. Perchè con i bianconeri, nonostante il bel gioco mostrato nel primo tempo in cui l’Inter assomigliava quasi a quella del Triplete, alla fine è arrivata la sconfitta ed il patron ha ritenuto insopportabile quest’onta. Ed allora via con un altro cambio in panchina: dopo Gasperini fuori anche Ranieri.

SIGNORI SI NASCE – Claudio però non si è scomposto, ha salutato la compagine ed ha pure rinunciato ai soldi che gli spettavano da qui alla fine del contratto. Un gesto che soltanto un grande signore come lui poteva fare. Ma Ranieri non è nuovo a questi atti cavallereschi che nel calcio di oggi rappresentano pura utopia, perchè anche a Roma fece la medesima cosa. Oltre ad essere un ottimo insegnante di calcio, l’ormai ex tecnico nerazzurro è un maestro di etica comportamentale e professionale. Nel soccer delle sanguisughe, dove lo stipendio conta più di tutto il resto e piuttosto che rinunciarvi allenatori e giocatori preferiscono rimanere al palo, Ranieri rappresenta la splendida eccezione che conferma la regola.

ALLENATORE NEL PALLONE? MACCHE’ – Qualcuno potrebbe però dire: non basta. Essere dei grandi uomini non equivale ad essere dei grandi allenatori. Le cose non sono direttamente collegate. Quel qualcuno in linea generale ha ragione, ma il discorso non vale per Ranieri. Perchè il gentleman del Belpaese pallonaro è anche e soprattutto uno che sa fare il suo mestiere. Ed a Milano lo ha dimostrato una volta di più. L’Inter dopo l’affrettato esonero di Gasperini era una polveriera, un meccanismo sul punto di implodere. Con calma, Sir Claudio ha cominciato a fare mente locale e si è messo a ricostruire. Con decisioni talvolta impopolari, come quella di escludere Sneijder in nome del 4-4-2 e di un equilibrio maggiore. Impopolari, ma vincenti, perchè comunque si è qualificato – da primo del proprio girone – agli ottavi di Champions League e ad un certo punto è pure riuscito a mettere in fila 9 vittorie consecutive, dando l’illusione a tifosi ed addetti ai lavori che l’Inter potesse tornare in pista pure per lo Scudetto. Cosa pressochè impossibile, perchè il materiale tecnico a disposizione, ci duole dirlo, non è nemmeno da terzo posto ed il tempo lo ha dimostrato. Se l’Inter è quello che è oggi non è certo colpa di Ranieri, quanto piuttosto di una troppo confusionaria gestione post-Triplete.

AVANTI CON LA PROSSIMA SFIDA – Insomma, checchè ne pensino i detrattori Ranieri esce a testa alta anche questa volta. Dicono che non vince mai, dicono che non è tagliato per farlo. Ma la realtà è che se nella sua bacheca di allenatore non ci sono tanti trofei è in gran parte colpa di una serie di circostanze concomitanti che gli hanno impedito di lavorare come si deve. Portò il Chelsea per la prima volta in semifinale di Champions League, agli albori dell’era Abramovich. Poi gli diedero il benservito per chiamare Mourinho, che è sicuramente il miglior allenatore al mondo anche a parere di chi scrive. Però una domanda legittima ce la si può porre: credete veramente che con quel budget a disposizione Ranieri non potesse vincere la Premier League? Una risposta non si avrà mai, perchè è stato esonerato – con un gentleman agreement, ma pur sempre di esonero si tratta – prima di poterlo scoprire. E poi la Juventus, appena tornata dalla Serie B e dal marasma-Calciopoli. Un terzo posto il primo anno, la seconda piazza nella stagione successiva. E nella squadra titolare c’erano onesti lavoratori quali Grygera, Salihamidzic, Tiago, Molinaro, Almiron e chi più ne ha più ne metta. Insomma, buoni giocatori, non di certo campioni. E con una squadra nettamente inferiore a molte altre del lotto è arrivato secondo in due anni. Vi pare poco? A parere di chi scrive no, a parere di qualcun altro evidentemente si perchè nel momento in cui la Juve ha provato a spiccare il volo, mettendo a disposizione dell’allenatore un budget corposo – poi speso negli acquisti faraonici di Diego e Felipe Melo su tutti – Claudio Ranieri è stato esonerato, per giunta a due giornate dalla fine del suo secondo campionato, in modo tale che poi di quel secondo posto conquistato con lavoro e sudore alcuni giornalisti ed addetti ai lavori non gli hanno riconosciuto nemmeno tutti i meriti. Insomma, questo è quanto. Poi c’è Roma, una squadra portata dall’ultimo al primo posto, il sogno-Scudetto ad un passo, Claudio che finalmente sembrava essere diventato Re, ed a casa propria. Quella sconfitta con la Sampdoria a 4 giornate dalla fine con conseguente sorpasso dell’Inter di Mou se la ricorderà probabilmente a vita. L’anno dopo rimase e le cose non andarono bene, ma al momento di salutare tutti disse: “Grazie, e non vi preoccupate: tenetevi pure i soldi“. Cosi come ha fatto qualche giorno fa con l’Inter. Grande uomo, e grande allenatore. Adesso avanti con la prossima sfida: la ruota gira per tutti…

Vincenzo Galdieri 

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