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La Opinión

L’Inter di Conte è già un fallimento?

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L’Inter di Conte è già un fallimento? Beh, è presto per dare giudizi avventati perché siamo appena a novembre e c’è un’intera stagione da giocare. E con i 12 milioni di stipendio nel contratto, Antonio Conte non rischia affatto di alzarsi da quella panchina. Ma profonde riflessioni andranno fatte. Perché se vinci 3 partite su 9, se accumuli appena due punti in tre di Champions e fai harakiri con il Real, beh, qualcosa non va.

Non è andato il mercato? Beh, di sicuro non è da tutti mettere a disposizione del proprio allenatore in un anno Lukaku, Eriksen, Hakimi e Vidal, per dire. Sul cileno, poi, non si può dire che il tecnico pugliese non sia stato accontentato, anzi. L’ha richiesto, si è intestardito, l’ha ottenuto. Due gli errori in sede di mercato. Sostituire un centrale con un terzino come Kolarov e schierarlo comunque nei tre di difesa e non fornire alternative a Lukaku oltre Pinamonti. Ma le cose continuano a non andare per il verso giusto e i problemi si notano in campo. Dove l’Inter non riesce a dare continuità alle sfuriate improvvise nell’arco di una partita, dove manca completamente amalgama e fluidità. Dove manca persino la tigna e lo spirito sanguigno tipico delle squadre di Conte.

A Kiev contro lo Shakhtar, ad esempio, l’Inter ci ha regalato un finale di anonimato, anziché di assalti. A Madrid, s’è distratta prima sotto porta e poi nella sua metà campo, concedendo il fianco all’ultima avanzata del Real. Si smarrisce troppo facilmente nei momenti chiave e ha perso i suoi punti di forza. Anzi, li ha resi punti deboli. La nota positiva, volendola trovare, è finalmente il ritorno al goal di Lautaro: stava giocando a nascondino malgrado fosse la stagione della verità. Senza Lukaku, unica fonte di gioco e risolutore di problemi, servono anche i goal e la tigna del toro.

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