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La Opinión

Il rito tribale di Akpa Akpro

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Akpa Akpro Lazio Borussia

Akpa Akpro. Akpro Akpra. Quasi uno scioglilingua, un ritornello, un rito tribale per scacciare i fantasmi del passato, la paura della notte, il timore di quello che c’è là fuori. Akpa Akpro, Akpro Akpra, quasi a ripetizione. La Lazio che doveva tornare in Champions League arrivava da una sconfitta netta, senza appello, inaspettata e violenta contro la Sampdoria. Tre reti a zero, una difesa traballante, un attacco sterile, una squadra svuotata. “Giovedì arriva il Borussia Dortmund – si sussurrava a Formello – non si può giocare così”.

La notte del ritorno nell’Europa dei grandi la Lazio l’ha vissuta così, con il stomaco che brucia e il fiato quasi spezzato. Lo doveva fare da sola, senza la carica della Curva Nord, senza uno Stadio Olimpico che si sarebbe riempito a festa e avrebbe soffiato via spettri e demoni, soprattutto quelli che arrivano dalla Germania, o meglio, dalla regione scandinava. C’era un nome soprattutto a fare paura, quell’Erling Haaland che a vent’anni sembra già Attila, che segna ogni volta che scende in campo.

Se qualcuno avesse fermato il tempo ieri alle 20 e 59 e l’avesse riattivato stamattina, non crederebbe ai suoi occhi quando aprirebbe i giornali. “La vendetta di Ciro Immobile”, titola la stampa tedesca. “Immobile piega Haaland”, dice invece lo spagnolo Marca. La Lazio ha vinto, stavolta 3 gol li ha fatti lei. E ad aprire le danze è stato, come sempre, lui. La scarpa d’oro europea, l’attaccante che mancava a Genova contro la Sampdoria, la punta di diamante dello scacchiere di Inzaghi. Lo stesso che fu sedotto e abbandonato proprio dal Borussia Dortmund, che lo aveva acquistato nel 2014 dal Torino sborsando qualcosa come 20 milioni di euro. La Lazio lo ha pagato la metà e adesso, di milioni, ne vale almeno 60.

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Ma non c’è solo lui nella magica serata della Lazio. C’è anche, e soprattutto, un Lucas Leiva finalmente ritrovato, uno che certe serate, certe atmosfere, è abituato a viverle. Così giostra la palla, blocca gli avversari, tira su dighe e mura di fortificazione in mezzo al campo. E poi suona la carica, da vero condottiero: “Penso che abbiamo avuto la reazione giusta dopo la Samp. Sabato non abbiamo meritato niente – ha detto nel dopopartita – Oggi vittoria giusta, primo tempo benissimo al secondo abbiamo concesso un po’ di più. Siamo stati bravi contro una grande squadra. Possiamo fare una grande stagione in Champions e campionato rimanendo uniti”.

C’è stato un momento, però, durante la partita, dove gli spettri sembravano arrivare. È stato intorno al 70esimo, quando Haaland, come suo solito, timbra veramente il cartellino. Ma riecco il ritornello, la preghiera laica. Akpa Akpro. Akpro Akpa.

Classe 1992, francese, nato come terzino e cresciuto come centrocampista. Dove? Pima al Tolosa, dove gioca più di 120 partite, e infine alla Salernitana. Nella fucina campana mette insieme 58 presenze e anche qualche rete, ma sono soprattutto le sue prestazioni a valergli la chiamata della Lazio. Prima l’esordio con il Cagliari, poi quello in Champions. E nel momento del bisogno, quando i tedeschi spingevano e il pareggio sembrava veramente vicino, ecco la magia. Akpa Akpro, Akpro Akpa. Gol, 3 a 1. La partita finisce, la Lazio ha vinto. Zenit e Borussia Dortmund sono a 0 punti. Il girone della morte, stamattina, fa meno paura.

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