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Sadio Mané, perla rara in un calcio di lusso e apparenze

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“Vide che avevo una macchina fotografica e mi chiese di scattargli una foto da poter mostrare a sua madre. Gli chiesi un indirizzo mail a cui inviarla, ma lui scosse la testa e mi diede l’indirizzo del club. Alla fine mi chiese ‘è gratis giusto?”. La storia di Sadio Mané nel calcio professionistico è iniziata così, con un gesto di infinita dolcezza, umiltà e semplicità, raccontata sulle pagine della stampa inglese dal reporter che per primo lo incontrò giovanissimo, prima che diventasse chi è diventato.

SADIO MANÉ, LA STORIA

La favola di Mané è iniziata quando, a sedici anni, è partito dal Senegal alla volta dell’Europa, senza soldi in tasca ma con un mucchio di sogni nel cuore. Inizia la sua carriera nel Metz; poi Salisburgo, Southampton e infine Liverpool dove, oggi, ubriaca le difese della Premier con le sue straordinarie doti che lo rendono uno dei calciatori più forti e completi in circolazione. Non solo: con la maglia della sua Nazionale non perde occasione per dimostrare alla sua gente tutto l’amore e la gratitudine che ancora fortemente nutre.

Con il Liverpool è diventato il calciatore africano più pagato di tutti i tempi. Esordisce con i Reds, realizzando il gol decisivo per la vittoria sul campo dell’Arsenal. In campionato segna anche doppiette al Watford ed al Tottenham. Durante la stagione 2017-2018 contribuisce, con 10 gol in 13 presenze, al raggiungimento della finale di Champions League, persa per 3-1 contro gli spagnoli del Real Madrid (e in cui lui aveva segnato il goal del momentaneo 1-1 dei Reds), e in cui lui è divenuto leader tecnico della squadra per via dell’uscita per infortunio nel primo tempo di Mohamed Salah.

Il 13 marzo 2019, nella stessa competizione, risulta decisivo per il passaggio ai quarti di finale, realizzando due gol al Bayern Monaco. Pervenuta all’atto conclusivo per la seconda stagione consecutiva, la compagine inglese si aggiudica il titolo europeo battendo per 2-0 i connazionali del Tottenham. Il successo in campo continentale qualifica i Reds alla Supercoppa Europea, dove il senegalese mette a referto una doppietta contro il Chelsea: il Liverpool vince poi il trofeo ai calci di rigore, dopo il 2-2 ottenuto al termine dei tempi supplementari.

Ma Sadio Mané non è solamente un attaccante fenomenale. È un campione anche nella vita, una persona vera, uno che conosce il senso della fatica, della tristezza e della paura. “Perché dovrei volere dieci Ferrari, venti orologi con diamanti e due aerei? Cosa faranno questi oggetti per me e per il mondo? Ho avuto fame, ho lavorato nei campi, sono sopravvissuto a tempi difficili, ho giocato a piedi nudi e non sono andato a scuola. Oggi, con quello che guadagno, posso aiutare le persone”, ha dichiarato. Il suo impegno, infatti, è concreto: periodicamente dona una cospicua parte dei suoi compensi a popolazioni bisognose del continente africano e ha pagato per la costruzione di un ospedale; devoto musulmano, pulisce i bagni della sua moschea.

In un calcio così superficiale e concentrato sulle apparenze, Mané è una perla rara: è uno dei tanti bambini africani che giocava con un pallone di pezza e le scarpe rotte  che ha avuto il coraggio e la fortuna di prendere a calci la miseria, la fame e una vita di stenti. E ora che è in vetta al mondo è bello sapere che non si è dimenticato delle sue origini. È  bello sapere che crede ancora che la vera ricchezza si trovi nel cuore. È bello sapere che ha avuto il lieto fine che meritava.

Sarà ricordato, certo, per le sue prodezze a livello calcistico. Ma nel cuore di tutti questo figlio dell’Africa, resterà per ricordare che l’umanità è ancora in grado di regalarci storie belle come questa.

Alessandra Santoro

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