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All’indomani del trionfo dei Los Angeles Lakers in NBA, nel Belpaese si è riacceso il dibattito sul sistema della bolla. C’è chi lo vorrebbe anche in Italia, come ancora di salvezza per salvare una stagione di Serie A che si avvia verso il baratro. Bene, andiamo dunque ad analizzare com’è stata gestita l’emergenza in America: l’NBA è un modello di efficienza, ha portato a termine una stagione ripresa a luglio e terminata tre mesi dopo senza nessun positivo. 22 franchigie su 30 sono state isolate fin dagli albori dell’estate a DisneyWorld Orlando, una struttura da 120 km quadrati.

Ad ogni giocatore è stato inviato un regolamento da 100 pagine, è stato ridotto a zero il rischio di un contatto extra-campo tra le squadre. Ogni franchigia infatti aveva i suoi spazi, numerose palestre e campi. E poi ancora, mascherine, braccialetti e un sistema tecnologico all’avanguardia per tracciare tutti i contatti di eventuali positivi. Non c’è stato bisogno: l’Nba ha chiuso i battenti senza contagi. L’unico caso controverso è stato quello di Daniel House degli Houston Rockets, espulso per aver invitato nella sua camera una ragazza addetta ai tamponi. Per il resto, un successo in pieno stile americano, inattuabile però in Italia. Perché? Innanzitutto mancano gli spazi e le strutture per ospitare una simile massa di persone. Già si era pensato in passato di spostare Milan, Atalanta e Inter in un’altra regione. Mancano le strutture, sia nel pubblico che nel privato. Si potrebbe pensare a squadre perennemente in isolamento nei propri centri sportivi, ma non si troverà mai una comunione d’intenti.

Anche perché il campionato di Serie A non dura tre mesi come l’ultimo spezzone dell’NBA 2019-2020. I primi ad opporsi, di fatto, sono proprio i calciatori. La frittata è già fatta, la sentenza di mercoledì su Juve-Napoli sarà uno spartiacque fondamentale. Ad ascoltare interessata c’è anche l’Inter, che con sei calciatori positivi è preoccupata per il derby alle porte. Il rischio di creare un precedente è forte. Chiosa finale sul provvedimento anti-sport contenuto nel nuovo dpcm: stop a calcetto, stop al nuoto, stop al basket, stop a tutto ciò che è aggregazione e non industria. Uno schiaffo durissimo allo sport dei bambini, dei giovani, della socialità, dello svago. Lo sport è una componente fondamentale nella crescita e nella formazione di una persona, viene invece continuamente trattato come un lusso.

🎙 IL PODCAST POLEMICOwww.sportcafe24.comLa bolla di Orlando, modello di efficienza a zero contagi. Ma in Italia non è attuabile: i motiviℹ https://bit.ly/2FnEIezVittorio Perrone – Osservatorio Sportcafe24

Gepostet von Massimiliano Riverso am Montag, 12. Oktober 2020

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