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Storie di sport

Gaetano Scirea: l’indimenticabile e immortale calciatore gentiluomo

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Gaetano Scirea è l’emblema del calciatore esemplare . È , dato che con lui forse si può ancora parlare al presente, perché certe qualità vanno oltre i certificati di morte. Un calciatore perbene, nel senso più alto del termine. Perché giocava in modo inconfondibile. Per la sua eleganza. Per il portamento fiero tipico di chi possiede quella bella nobiltà d’animo. Perchè in campo quasi danzava in punta di piedi, perché chiuse la carriera senza nemmeno un cartellino rosso.

GAETANO SCIREA, CAMPIONE OLTRE LA MORTE

Ed è per questo che La Domenica Sportiva del 3 settembre 1989, tutta incentrata sulla seconda giornata di Serie A, viene interrotta bruscamente mentre i servizi sui vari match sono già partiti in onda. Tardelli , suo storico compagno, si chiude in sé, mentre un affranto Sandro Ciottispiega la ragione. Poco prima, lungo la strada che unisce Varsavia a Cracovia, proprio lui, Gaetano Scirea ex capitano, promosso aiutante in campo come secondo allenatore, tornava da una “missione”: aveva visionato il Gornik Zabrze, modesta squadra polacca che avrebbe affrontato la Juve in Coppa Uefa. Su una vecchia Fiat 125, insieme ai dirigenti del club, Gaetano non vedeva l’ora di tornare a casa dalla sua Mariella e da Riccardo che l’aspettavano al mare, nella casa di Andora. Li aveva chiamati dalla Polonia all’ora di pranzo: «Vado a messa, stasera torno» .

Poi un sorpasso azzardato, lo schianto frontale contro un furgone, il rogo innescato dalle taniche di benzina stipate nel bagagliaio. Sulla dissestata strada di Skierniewice, Gaetano lasciava questo mondo sconvolgendo l’Italia tutta.
Il mitico Gaetano, cresciuto in oratorio, è ritenuto non soltanto uno dei più grandi difensori di sempre, ma anche uno dei più eleganti e moderni, con il suo notevole e libero senso tattico. Misurato, sempre. Nel gesto atletico, nella forma, nel rispetto dell’avversario mai considerato nemico, nella cordialità e nell’umiltà con le quali concedeva interviste a tutti, indipendentemente dalla testata.

Chiuse nell’88 con un bilancio straordinario: 397 partite in Serie A, una serie di 148 gare consecutive, da Fiorentina-Juventus dal 1 ° febbraio 1981 a Juventus-Fiorentina del 1 ° febbraio 1985, che fanno quattro anni tondi senza saltare un turno . 87 partite e 3 gol nelle Coppe internazionali, comprese cinque finali vittoriose: la Coppa Uefa del ’77, il Mondiale dell’82, la Coppa delle Coppe dell’84, la Supercoppa, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale dell’85. Un primato mondiale. E, come se non bastasse, sette scudetti e due Coppe Italia.

Tanti anni sono passati da quel giorno infame eppure la sua figura continua a stagliarsi, esempio di grandezza. Perché libero e grande lo è stato davvero. Avrà pure il merito di aver vinto tutto, ma ancor di più resterà nel cuore di tutti perché alcune qualità umane e un certo tipo di sensibilità rendono immortali . Perché forse quell’affranto Ciotti il ​​maledetto 3 settembre di 31 anni aveva ragione: “È inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà ” .

Alessandra Santoro

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