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Koeman spera nella gioventù di Fati, Pedri e Trincao, ma ha deciso di perdere Puig

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Ha sbagliato tanto, negli ultimi anni, il Barcellona. Ha speso male una valanga di soldi, ha cambiato progetti tecnici e allenatori come se tempo e denaro piovessero dal cielo, non è riuscita mai a dare quel ricambio generazionale di cui il progetto necessitava. L’era d’oro degli Xavi, degli Iniesta e dei Puyol è finita da un pezzo, ma è crollata anche perché alla Masia è stata data sempre meno importanza.

Il costo del cartellino, il nome altisonante, lo stipendio a cifre spropositate hanno attirato sempre di più i vertici blaugrana del nuovo corso. Sempre meno l’importanza ai prodotti a chilometro zero. Eppure è lì, dalla cantera, che il Barcellona ha costruito i suoi successi. Da Messi, da Pedro, da Sergio Busquets, da Pep Guardiola e poi Luis Enrique in panchina.

BARCELLONA, I RAGAZZI TERRIBILI DI KOEMAN

Ed è lì che si ritorna, come una sorta di abbraccio verso un passato glorioso. Recente, ma che ormai è sbiadito nei ricordi come fosse lontanissimo. Ronald Koeman, sei anni al Barcellona da calciatore, in panchina da assistente nella prima squadra e head coach nel Barça B. Oggi torna da leader, per trascinare i blaugrana fuori da una situazione infernale. In campo (dopo l’8-2 subito dal Bayern), nello spogliatoio e in dirigenza. Lo fa ripartendo da tre promesse. Non sono certezze, sono giovani di belle speranze. A cui è lecito aggrapparsi per salvare l’immagine di una squadra da sempre autoctona.

Ansu Fati, classe 2002, ci ha fatto già vedere una bella porzione del suo repertorio. A 18 anni ancora da compiere ha stregato la Liga e la Champions: suo il goal che eliminò l’Inter alla fase a gironi. 7 goal in Liga in 24 presenze. Il Barcellona punta su di lui: ha firmato il contratto da professionista, hanno posto sul suo cartellino una clausola rescissoria di 400 milioni. Intanto, lui cambia numero: via il 31, presa la casacca 22. Ansu Fati, con la sua rapidità, con la sua imprevedibilità e la sua duttilità, è oggi un elemento della prima squadra e intende esplodere.

NUOVI INIESTA: PEDRI E IL CASO PUIG

Come Carles Aleñá, che ha raccolto un’eredità pesantissima: la maglia numero 6 che fu di Xavi. Classe ’98, interno di centrocampo mancino di qualità ma anche di buona struttura fisica, era finito nei radar di Milan e Juventus. Resterà al Barcellona, aumenterà il suo minutaggio e – chissà – magari ripercorrerà le gesta degli Xavi e degli Iniesta. E a proposito di Iniesta, dicono che Pedri gli somigli: classe 2002, ancora minorenne fino a novembre, in realtà può giocare anche sulle fasce e in posizione più avanzata. Il Barcellona l’ha pagato 5 milioni per strapparlo al Las Palmas e gli ha dato la casacca numero 16, la prima agli esordi di Busquets.

Sei volte tanto, 30 milioni, è costato Trincao, l’attaccante classe ’99, ala e seconda punta che i blaugrana hanno prelevato nel Braga. Ha già servito un assist nel trofeo Gamper, ora lo aspetta la prima squadra. Al Gamper mancava solo il più atteso, il più acclamato dai tifosi e al tempo stesso il più discusso. Perché dalle parti di Barcellona se sei un centrocampista bravo con i piedi e dallo spiccato QI calcistico, non puoi che essere associato a Iniesta.

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Ecco, in Riqui Puig sono riposte tutte le speranze dei tifosi. Non quelle di Koeman, che gli ha consigliato di andare via per acquisire minutaggio e l’ha escluso dai convocati per il trofeo Gamper. Per il futuro imminente, Porto o PSV. Tra i tifosi monta già la protesta: Puig sarà esile, ma la sua tecnica è indiscutibile. E a 21 anni avrebbe tutta l’intenzione di prendere il Barça per mano. Cosa da non escludere, perché la permanenza è ancora un’ipotesi sul tavolo. Starà a lui far mostra di tutte le sue qualità.

Vittorio Perrone

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