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Calcio Estero

Calvert-Lewin, che impatto! Ancelotti cerca la rivincita e scopre un numero nove a sorpresa

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L’avrebbero potuto prendere con 25 milioni, poco prima del lockdown e di una ripresa sensazionale. Ma Dominic Calvert-Lewin ha deciso di proseguire con la casacca blu dell’Everton la sua avventura. C’è una firma che fa da spaventapasseri per le big di tutta Europa: furbo, l’Everton, a fargliela apporre appena pochi mesi fa. Ha rinnovato fino al 2025, Calvert-Lewin, implementando il suo ingaggio e rappresentando presente e futuro dell’Everton.

CALVERT-LEWIN, IL PROTAGONISTA CHE NON TI ASPETTI

Oggi se lo gode Carlo Ancelotti, che in lui ha riposto le speranze dei Toffees. Con la guida di Ancelotti ha messo a segno 8 reti fino ad agosto. Quattro, poi, nelle prime due partite di questa nuova Premier. Una di testa, per sancire la pesantissima vittoria d’esordio a casa Mourinho. Tre soltanto oggi, strapazzando un malcapitato WBA, trafitto da tre tap-in da numero 9. Sulle spalle di DCL, infatti, c’è il numero dei centravanti: s’è reinventato bomber soltanto l’altr’anno, mettendo a referto 13 goal. Nasce seconda punta, può impiegarsi anche largo, ora è il terminale più avanzato. Ma ad appena 23 anni è logico cambiare pelle più volte.

Meno ovvio è invece aver già collezionato 127 presenze con la maglia dell’Everton. Già un veterano. Che oggi s’è ritagliato un suo personalissimo spazio nelle copertine e nelle gerarchie di Ancelotti. Che, intanto, lo coccola: sa che da qui a fine mercato ogni assalto risulterà vano. La prossima estate, chissà: qualche campana aveva già suonato. Prima l’Inter, poi il Manchester United, le big inglesi che osservano e qualcun’altra da Spagna e Germania a osservare. Per ora, solo voci. C’è prima da mantenere una certa continuità.

ANCELOTTI RITROVA IL GOAL DI JAMES

Quella che serve soprattutto a Carlo Ancelotti: il suo Everton, come il Napoli post-Sarri, è partito bene. Ora serve altro, serve saper dare seguito ad un progetto tecnico che nel Belpaese non s’è mai realizzato. Serve sapere quando e quanto cambiare e capire come i calciatori (e il calcio moderno) di una squadra di metà classifica possano reagire alla filosofia di chi ha allenato solo giganti. Senza disunirsi, scadere in termini di motivazioni e rivivere l’anarchia creata a Napoli. Per ora l’esperimento sta riuscendo: due vittorie in altrettante gare, tre con quella in Carabao Cup. L’ha aiutato, soprattutto, la società sul mercato: gli hanno servito James Rodriguez su un piatto d’argento, il suo figlioccio in grado di giocare tra le linee.

A Napoli l’aveva richiesto con forza, aveva provato in quella posizione – senza successo – Fabiàn Ruiz. Oggi il colombiano ha trovato il goal del vantaggio: controllo al limite, sinistro incrociato e chirurgico. Subito decisivo, per chi l’aveva sminuito e per una carriera mai realmente decollata. Carlo ha poi portato con sé Allan, scoprendo anche gli altarini su quali fossero le ragioni dell’ammutinamento. Con lui, d’altronde, quando le cose sembravano girare per il verso giusto, il brasiliano aveva riposto Mbappé e Neymar al sicuro nel suo taschino. È l’occasione della rivincita del gigante appena caduto: a 61 anni può ancora dire la sua o si rassegnerà all’incedere del calcio moderno? Per ora una bella mano gliel’ha data un protagonista inaspettato: Dominic Calvert-Lewin.

Vittorio Perrone

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