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La Opinión

Un colpo involontario, una caduta quasi cercata: la parabola di Djokovic

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È stato squalificato agli Us Open di New York. Novak Djokovic stava perdendo contro lo spagnolo Pablo Carreño Busta, sotto per 5-6 nel primo set quando, al cambio di campo, ha preso la pallina che gli è rimasta in tasca e l’ha lanciata verso i teloni. Proprio lì, dove ci sono i giudici di linea. E infatti la pallina ha colpito proprio uno di loro, una donna. Alla gola. Colpa di un gesto involontario, la cui leggerezza, però, è costata cara al numero 1 del mondo.

Non è un buon momento per lui, questo è certo. Il 2020 doveva essere l’anno del riscatto e della rivincita personale, ma così non è stato. Il campione è ancora una volta al centro di una polemica dopo un periodo di inciampi e passi falsi. Ora si ritrova a gestire una crisi e un periodo di frustrazione in cui si sente “Triste e vuoto” , come ha dichiarato.

Quello degli Us Open, però, non è stato un episodio isolato. A giugno, infatti, è risultato positivo al Covid-19, contratto, molto probabilmente, durante l’Adria Tour, un evento organizzato in tempo di pandemia: tra feste ed eventi affollati, senza la giusta attenzione al distanziamento sociale e ad ogni minima forma di precauzione; volontariamente esposto, dunque, al rischio di contagio. E non è finita qui. Nei mesi precedenti, Djokovic aveva fatto di peggio, rigettando pubblicamente l’idea di affidarsi ad un eventuale vaccino anti-Covid.

Quello di Nole non è affatto un periodo facile. Per le critiche piovute a causa delle sue dichiarazioni, e poi per l’espulsione, si ritrova così, a 33 anni, fragile come non mai. Abbandona il campo a testa bassa. Sconfitto, triste, deluso. Le conseguenze del gesto avrebbero potuto essere più serie, e dimostrano quanto possa essere labile il confine tra volontarietà e involontarietà. Resta quindi la leggerezza, quella delle dichiarazioni fatte mentre il mondo combatteva il peso di una pandemia distruttiva. Quella che ha caratterizzato un gesto di frustrazione costato l’espulsione dal torneo. Quella di un uomo che non riesce più a trovare la serenità di un tempo. La conferma che anche gli dei cadono. La conferma che non è mai troppo tardi per migliorare, che si può sempre crescere. Anche se sei tra i campioni più forti al mondo. Anche se ti chiami Novak Djokovic.

Alessandra Santoro

SPORTS AGENCY SC24

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