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La Opinión

Crollo Lazio, dal sogno scudetto al baratro: cosa è andato storto?

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Crollo Lazio – Il carico di energia e di entusiasmo sembra essersi esaurito. Da quando il calcio è ripartito dopo lo stop dovuto all’emergenza sanitaria da Covid-19, la squadra biancoceleste non è più la stessa di prima: la condizione fisica e psicologica dei calciatori sta fortemente influenzando l’andamento del campionato. Prima che la serie A si fermasse, infatti, la Lazio stava credendo nel sogno scudetto. E il mix era perfetto: calciatori in condizioni ottimali, ambiente grintoso, supporto da parte della tifoseria. Elementi, questi, venuti meno una volta ripreso il pallone tra i piedi. L’obiettivo iniziale, quello di spezzare l’egemonia bianconera e provare puntare su quell’ambizione, è sfumato. Ma cosa è successo esattamente alla squadra di Inzaghi?

CROLLO LAZIO, COSA È ANDATO STORTO?

La Lazio è stata, senz’altro, la squadra che più ha spinto affinchè il campionato ripartisse durante il lockdown. Ed è comprensibile, considerato il sogno che stava iniziando a toccare con mano, e l’inarrestabile voglia di provare a vederlo finalmente concretizzato: un solo punto, infatti, la separava dalla capolista Juventus. Dal 24 giugno, però, giorno in cui i biancocelesti sono tornati in campo, fino ad oggi, il distacco è arrivato a 8 punti: quattro sconfitte in sei partite, e due vittorie estremamente sofferte. La prima sconfitta arrivata è subito contro l’inarrestabile Atalanta di Gasperini. Poi due vittorie in sofferenza contro Fiorentina e Torino, entrambe in rimonta. Poi, tre pesantissimi ko consecutivi: prima contro il Milan, e poi contro il Lecce e il Sassuolo.

Il tecnico Inzaghi ha sicuramente fatto un lavoro straordinario con la squadra, e l’ha portata finalmente a credere in un sogno. L’ingranaggio, però, si è bloccato. Qualcosa si è rotto, e i motivi non sono da ricercare solo nelle condizioni post lockdown.

ROSA TROPPO CORTA?

Le ragioni del crollo biancoceleste stanno, a quanto pare, quasi tutte nell’inadeguatezza della rosa a disposizione del mister. L’entusiasmo ha lasciato ben presto spazio ad una dura consapevolezza: a differenza della Juventus, la Lazio non è attrezzata per potersi permettere di lottare per lo scudetto, soprattutto in un campionato già minato e condizionato da un’emergenza come quella vissuta.

Bisogna ammetterlo: Lotito a gennaio non si è dato da fare. Con una squadra così in alto in classifica, bisognava agire. Sarebbe bastato qualche rinforzo di qualità e invece niente, nemmeno un tassello in più per Inzaghi. E così sono bastati alcuni infortuni per far emergere i buchi di questo organico. La consapevolezza diventa ancora più triste se si pensa che, se la Juventus era distratta dalla Champions, la Lazio poteva concentrare tutte le sue energie esclusivamente sul campionato e finalmente permettersi quel salto di qualità che non è arrivato. Il presidente, forse, più che spingere per la ripartenza del calcio, avrebbe dovuto attrezzarsi per quando il momento sarebbe arrivato. Ora, invece, è troppo tardi.

Tanti, troppi rimpianti bussano adesso alla sua porta. Ma una piccola speranza ancora resta: la Lazio può ancora cercare di raccogliere i punti che permetterebbero di ottenere almeno il secondo posto, dopo una stagione passata a tallonare la Juventus. Ha l’imperativo di provarci: lo deve a se stessa, per non fallire così, e lo deve ai suoi tifosi che tanto la amano e tanto hanno creduto. Ora che anche l’ambiente è ostile, far prevalere rabbia e tensione non ha senso: serve raccogliere le forze e provarci, altrimenti Lotito dovrà davvero digerire un boccone troppo amaro, fatto di se, di ma, e di rimpianti.

Alessandra Santoro

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