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Bomber di provincia: rovesciate e cucchiai a firma Riccardo Zampagna

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Esiste, per i nostalgici di un certo tipo di calcio, una categoria eterna nel cuore: quella dei bomber di provincia, facce di un pallone che giorno dopo giorno non esiste più. Figure leggendarie, avvolte da un’aura mitica. Gente che ha giocato sui campi più improbabili ma che riesce ad emozionare ogni tifoso che si rispetti alla pari dei più grandi.

Perché il calcio, signori, è bello anche per questo: oltre i riflettori, oltre le stelle, c’è tutto un mondo, spesso sottovalutato, che esiste e resiste. Al tempo, alle intemperie e anche di fronte alle star: queste, spesso, sono state coperte da improbabili mestieranti che ne hanno rubato le scene. Tra questi, impossibile non citare Riccardo Zampagna da Terni.

Bomber di provincia, ma prima operaio: Riccardo Zampagna

Prima di essere un bomber di provincia, Riccardo Zampagna (Terni, 1974), è stato un operaio, figlio di Ettore, impiegato alle acciaierie di Terni. La Manchester d’Italia vive la sua vita tra acciaio ed amianto, non c’è spazio per credere nei sogni. Riccardo gioca in provincia, segna, tanto. Un fenomeno dell’asfalto, verrebbe da dire. E lavora, anche il doppio. “Non andare a lavorare nelle acciaierie, nessuno ti dirà mai bravo, se fai un buon pezzo” – gli intimava Ettore, mentore prima che padre. Anni dopo Riccardo capirà che quella pacca sulla spalla veniva prima dei soldi, la cosa meno importante di tutte.

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Gepostet von SportCafe24 am Dienstag, 2. Juni 2020

Lavora come cameriere, Riccardo, come tappezziere, come tabaccaio. Un operaio che, nel tempo libero, calca i campetti della provincia umbra. Ha vent’anni, ma non crede ai sogni. Fa sacrifici, sgomita nel campo come nella vita. Che gli sta per cambiare: un giovane scout, Walter Sabatini, se ne innamora. Quanto deve la nostra provincia a gente lungimirante come il diesse oggi al Bologna. Il momento è giunto: va a Trieste, in C2. A ventidue anni, Zampagna è professionista.

Da Trieste a Messina a Terni: andata e ritorno di Zampagol

Trieste, Arezzo, Catania, Perugia. Il debutto in A ed il ritorno tra i cadetti, in B. Prima il Cosenza, poi il Siena, infine la consacrazione: nel 2002, col Messina, Zampagna fa 17 gol. Non lo ferma più nessuno. Si parla di big ma bussa la Ternana, la sua Ternana: è il momento dell’emozione e dei brividi, dei ricordi e del senso di appartenenza. Va a Terni in comproprietà, ci resta un anno. E che anno: segna 21 gol, tutti a modo suo. Rovesciate, pallonetti, gran botte di piede, colpi di testa, cucchiai. Nasce lì, a Terni, il mito di “Zampagol”.

O dell’ultras del gol, fate voi. Un anno dopo, tornato a Messina, saluta i tifosi del Livorno (comunisti come lui) a pugno chiuso. Multa e squalifica, ma l’antitesi del laziale Di Canio è presto individuata. Due anni dopo passa all’Atalanta, gemellata della Ternana: l’eterno ritorno dell’uguale. Anche qui gol e rovesciate come se non ci fosse un domani. Due anni, gioca poco ma segna tanto: venti gol lo rendono una sentenza per gli avversari.

Infine, i riflettori si spengono e Riccardo Zampagna, dal 2013 fa l’allenatore. Ma lo fa sempre a modo suo: con l’umiltà dell’operaio diventato calciatore e poi bomber. Dalla provincia, quella del cuore dell’Umbria, dove se non combatti non sopravvivi. Sarà per questo che oggi, quando si sente qualche rumore dalle parti di Terni, tutti pensano che nella folla ci sia anche Riccardo, figlio di Ettore. Bomber vero, sul campo e nella vita.

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