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La Opinión

Balotelli-flop: “Because always you”

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Balotelli con la maglia del Brescia

C’era un tempo in cui Mario Balotelli non era ancora considerato un flop, un tempo in cui di lui si parlava esclusivamente per le doti tecniche e le prestazioni in campo. C’era un tempo in cui Mario Balotelli era capaci di garantire un salto di qualità alle proprie squadre, un tempo in cui sapeva essere determinante perfino in Nazionale. C’era un tempo in cui, Mario Balotelli, si alzava la maglia per domandarsi “Why always me“: ebbene, caro SuperMario, oggi forse hai trovato la risposta.

Coronavirus a parte, quella che doveva essere la stagione del rilancio, l’ultima chiamata per la Nazionale ed una carriera nuovamente in rampa di lancio, è stata l’ennesima annata da dimenticare, l’emblema di una carriera buttata alle ortiche. Aveva tutto, tutte le condizioni per rendere al meglio: l’amore di una piazza, della sua città, una piccola realtà pronta a lottare e a giocare solo per lui, la garanzia di un posto da titolare fisso senza che alcuno lo mettesse in discussione, zero pressioni da alta classifica se non l’obiettivo di salvare il suo Brescia.

Balotelli ha fallito in tutto ed il suo Presidente Cellino non le manda a dire, non celando una cocente delusione per come è andata: “Mario è un ragazzo particolare ed è anche scontato che con la testa non sia più con noi, niente di diverso da come è sempre stato. Perché non ha reso? C’entra anche la sua gestione specie all’inizio quando c’era Corini che gli voleva bene ed è stato anche un po’ viziato. Ad esempio venivano accettati un po’ dei suoi ritardi”.

Eppure, il vulcanico ex n.1 del Cagliari non rincara la dose ma si assume le proprie responsabilità: “È sbagliato imputare tutto solo a Mario, però la delusione c’è e forse c’è anche da parte sua. Gli volevo bene, speravo che l’aria di casa e la voglia di Nazionale lo facessero andare bene. Siamo tutti delusi”.

C’è chi vede nel Covid-19 un segno del destino, che gli possa donare un’altra chance chissà dove per guadagnarsi la chiamata in Nazionale in vista degli Europei che dovrebbero disputarsi, il condizionale è d’obbligo, il prossimo anno. Nell’Italia di quell’unico Mister che lo ha sempre voluto, affettuosamente e tecnicamente, da quando era niente meno che un adolescente.

E forse, anche il Ct Mancini, ha perso le speranze di ritrovare quel SuperMario che fu.

SPORTS AGENCY SC24

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