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Radomir Antic, il serbo più spagnolo della storia: addio all’unico allenatore delle tre big spagnole

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Radomir Antic ai tempi in cui allenava il Barcellona

Se ne è andato forse in un periodo in cui la scomparsa non avrebbe fatto troppo clamore. Come in fondo tutta la sua carriera, per quanto i risultati, da allenatore, siano stati a volte clamorosi. Radomir Antic si è spento a 71 anni, stroncato da una lunga malattia con cui combatteva da anni. Non il finale migliore per un uomo che nel calcio ha lasciato un segno importante e detiene ancora un record: è l’unico nella storia ad avere allenato Atletico Madrid, Barcellona e Real Madrid. Niente male per il serbo più spagnolo di sempre, che ha costruito le proprie fortune sportive tra i sudditi di re Juan Carlos I.

Vendetta Real

La vita da calciatore di Antic, cresciuto calcisticamente in Serbia, non regala grandissime soddisfazioni. Un campionato vinto in patria con la maglia del Partizan Belgrado, un paio in Turchia per vincere lo scudetto con il Fenerbahce e il finale tra Saragozza e Luton Down, nelle categorie minori inglesi. Nulla per passare davvero alla storia. Ma l’appuntamento con gli annali del calcio, per Radomir, arriva nelle vesti di allenatore: dopo un paio di stagioni al Saragozza, con tanto di qualificazione alla Coppa Uefa, arriva la grande chiamata del Real Madrid. Alle merengues subentra a Di Stefano a 12 partite dalla fine del campionato, portando la squadra fino alla terza posizione del campionato dopo essere subentrato a 12 partite dalla fine. L’anno dopo, i blancos macinano punti. Il giornale Marca parla di una squadra che “gioca come gli angeli”, al termine del girone d’andata il Barcellona è distanziato di sette punti. Eppure il serbo viene esonerato dalla dirigenza: “Dissero che non giocavamo bene” commenterà con sarcasmo più avanti. Fatto sta che il Real, guidato da Beenhaker, non vinse quel campionato.

Dopo tre stagioni positive al Real Oviedo, Antic ha la possibilità di tornare nella capitale. Questa volta però è l’Atletico Madrid ad accoglierlo a braccia aperte. Jesus Gil lo vuole a tutti i costi e gli affida i Colchoneros, vedendo la sua fiducia ripagata: nel 1995-96 il serbo guida i biancorossi al doblete, il successo in Liga e Copa del Rey. In barba agli storici rivali del Real Madrid. Erano i tempi di Kiko, di Pentic, di Simeone. E l’Atletico non vincerà più nessuno scudetto proprio fino ai tempi in cui il Cholo ne assumerà la guida tecnica. Una storia in realtà molto travagliata, segnata da ben due esoneri e altrettanti ritorni (prima per rimpiazzare Sacchi, poi Ranieri), e conclusa con la cocente delusione della retrocessione nel 2000.

La parentesi blaugrana

L’ultima grande occasione della carriera di Antic si presenta nel 2003, quando viene chiamato dal Barcellona per sostituire Louis Van Gaal a metà stagione. I blaugrana, in quel momento, non sono in una buona situazione: il cammino in Champions League non è compromesso, ma la quindicesima posizione in Liga, a soli tre punti dalla zona retrocessione, rievoca spettri non piacevoli. Il serbo riporta i catalani in sesta posizione, riuscendo a strappare un pass per la Coppa Uefa, e viene eliminato soltanto dalla Juventus, poi finalista, ai quarti della competizione continentale. I suoi risultati non bastano per convincere il nuovo presidente Joan Laporta a confermarlo sulla panchina: inizierà invece l’era di Frank Rijkaard, di Leo Messi (“Il Mozart del calcio” per Antic), di Guardiola e del Tiki Taka. La sua carriera di allenatore si conclude con qualche altra breve esperienza, tra cui la guida della nazionale serba nei mondiali di Sudafrica 2010 terminata con l’eliminazione ai gironi nonostante la vittoria sulla Germania, poi terza. Una carriera da allenatore con qualche soddisfazione importante, e forse segnata da esoneri difficilmente spiegabili. E comunque a pieno diritto negli annali del calcio.

SPORTS AGENCY SC24

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