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A lezione da Claudio Ranieri

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Quando si parlava di Claudio Ranieri, fino a qualche anno fa, si parlava di un eterno secondo. In altre parole di un allenatore perdente, per quanto ottimo. Sempre secondo al Valencia, sempre secondo al Chelsea, sempre secondo alla Juve, alla Roma e giù di lì. Nel 2015-2016 poi un fatto insolito nel calcio moderno, dominato, in ogni campionato, da una squadra su tutte. Il Leicester di Ranieri, contro ogni favore, vince la Premier League. Lo stesso campionato dei soldi, dei magnati, dei grandi nomi. E lo fa con un gruppo di ragazzi che, alla vigilia, venivano etichettati come scappati di casa.

Da allora si parla di Ranieri come di un eccezionale eterno secondo, perdente di stile ed uomo miracoloso. Molto spesso, parlando del Signor Claudio Ranieri da Roma, ci si è però quasi sempre dimenticati di un dettaglio: si parla pur sempre di un vero gentleman. Ma soprattutto di un rarissimo competente di calcio e di vita. Di un grande allenatore, che non si giudica di certo per i titoli alzati, e a maggior ragione di un grande uomo. Un esempio, per molti, in un panorama calcistico che in Italia è quantomai inquinato da personaggi loschi, ombre più che luci e parassitismo vario. Si cantano le lodi di un Cellino, forse, fin troppo. E fin troppo poco di Claudio Ranieri, che lunedì di lezione ne ha data un’altra. Ma di civiltà. Che non ha prezzo.

Il post Sampdoria-Napoli

Sampdoria-Napoli è una bella partita, che i partenopei dominano, pur soffrendo a tratti e molto, poi, nel secondo tempo: la riagguantano, i ragazzi di Sir Claudio. E lo fanno con stile: impressionante vedere tutto lo stile british nei doriani. Quando il Napoli si riporta, sempre meritatamente in vantaggio, sugli spalti si riprende la solita sinfonia di un paese che nel calcio ha il suo specchio più grande: razzista, ignorante e becero. Soliti cori contro i napoletani e la città di Napoli, zittiti (ed è una goduria, al di là del fatto che a scrivervi è un napoletano, n.d.r) dal gol di Mertens per il definitivo 2-4.

Negli spogliatoi, in televisione, nessuno ne parla. Silenzio muto, per un Paese che invece di trattare certe tematiche avrebbe bisogno e che necessita, anzi necessiterebbe di sempre più esempi virtuosi, limpidi e puliti. E qui allora esce fuori tutto l’uomo che è Claudio Ranieri: lezione di vita, più che di civiltà: “Chiedo scusa io, a tutti i tifosi napoletani”. Palla al centro e tutti zitti. Da un perdente che nella vita, lo insegna la sua carriera, ha saputo solo fare una cosa: vincere.

SPORTS AGENCY SC24

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