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Mihajlovic il politico

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Stanno facendo discutere, e faranno ancora discutere, le parole di Sinisa Mihajlovic, tecnico del Bologna, a pochi giorni dal voto per le regionali in Emilia-Romagna: “Sostengo Salvini, e spero che possa vincere in Emilia-Romagna con Lucia Borgonzoni” – ha dichiarato il vulcanico tecnico serbo che, da martire della leucemia, si è trasformato in nemico numero uno. Funziona così, nel clima di odio che ha contribuito a creare, anche e non solo, proprio Matteo Salvini. Le parole di Sinisa Mihajlovic hanno letteralmente spaccato: la tifoseria del Bologna, grossa parte della quale è spiazzata per le dichiarazioni del condottiero dei felsinei.

I commenti, molti dei quali negativi e a dir poco di cattivo gusto, si sprecano: si va da chi ha preso le distanze, a chi ha ribadito, al contrario, il sostegno al presidente uscente ma candidato Bonaccini. E poi il solito puttanaio social: chi ha augurato al serbo un’altra malattia, chi gli ha rinfacciato di curarsi presso ospedali di una regione amministrata dal centro-sinistra, chi ha offeso al suono del solito “zingaro” e compagnia bella. Il bello è che Mihajlovic ha espresso una lecita opinione politica. Funziona così, in questa Italia malata a destra, al centro e sinistra.

Sinisa il politico

La domanda è un’altra, piuttosto: di cosa ci si meraviglia? Prescindendo dal fatto che Mihajlovic non è nuovo a certe uscite, ma soprattutto non è nuovo nel prendere posizione avendo, lui stesso, idee ben precise in materia politica. E soprattutto ammirazione, fiducia e considerazione per personaggi di un certo tipo. E tra questi ci sentiamo di dire che Matteo Salvini è senza ombra di dubbio il più imbecille o, se non altro, il più “storicamente” nullo. Ininfluente, ça va sans dire.

Nell’intervista concessa a Paolo Condò su Sky Mihajlovic aveva preso le distanze dai crimini di guerra commessi da Željko Ražnatović, serbo, al secolo la Tigre Arkan, ex ultras della Stella Rossa di Belgrado e solito andare in giro con un cucciolo di tigre tenuto al guinzaglio. Uno dei personaggi più oscuri dell’ultimo Novecento nei Balcani. Distanze prese senza mai rinnegare una amicizia lunga e duratura, avallata dal sostegno politico quantomeno alle idee della “Tigre”, omaggiato anche dai tifosi della Lazio il giorno dopo il suo assassinio, mentre Mihajlovic, all’epoca giocatore, era uno dei perni della rosa biancoceleste. Liberi di concordare o di essere in disaccordo.

La domanda, nel qualunquismo generale, è quella di cui sopra: di cosa ci si meraviglia? O meglio, fa così strano che un uomo, un grande uomo (questo non cambia) come Mihajlovic, che da sempre ha certe idee, confermi le stesse? Studiare la storia, anche su una cosa meno seria tra tutte le cose serie come il calcio, è necessario e comunque importante…

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