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Overvaluation

Meteora-Piątek

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In Serie A, negli anni, di pacchi clamorosi se ne sono visti e rivisti. Ma capita, ovviamente, a tutti, di scambiare il sole per la luna, innamorarsi per sbaglio. E capita altrettanto che si tratti di tutta un’illusione, quando cioè non tutte le varianti vanno al loro posto e i tasselli nel mosaico. Ne citiamo uno per tutti a beneficio di dubbio: Milos Krasić, fenomeno in Russia, annunciato come nuovo Nedved alla Juve e meteora silurata in meno di un secondo da Antonio Conte.

Chi, purtroppo, si è messo sugli stessi binari è polacco, è giovane, ed aveva cominciato benissimo al Genoa nello scorso anno. Poi, come specco accade, e non è un caso che accada quando di mezzo ci sia il Milan, il nulla. E non perché Krzysztof Piątek sia un pacco, ma perché si è rivelato, almeno nella prima parte di una stagione altalenante per il Diavolo. E con l’arrivo di Ibrahimovic, un “giovane” di 38 anni per lui si è cominciato a parlare di possibile addio. Nemmeno dodici mesi dopo il suo arrivo in rossonero. Logiche di un mercato fatto di tante speculazioni e spesso, a gennaio, pochi fatti, ma pur sempre imprevedibile. Cosa resterebbe del “Pistolero”, in caso di addio?

Meteora Polacca

Piatek è arrivato in pompa magna per una cifra vicina ai 40 milioni di euro. Annunciato come il colpo del decennio, il polacco la sua impronta l’ha lasciata. AL Genoa aveva cominciato con 19 partite e 19 gol, al Milan di gol ne ha segnati nove. Niente di eccezionale, si dirà, ma numeri comunque accettabili per un giovane ad un primo anno in un campionato difficile come quello italiano. Eppure Piatek è rimasto ad un anno fa, alla doppietta contro il Napoli nei Quarti di Coppa Italia. Poi un lento, inesorabile ma prevedibile declino. Che l’ha trasformato da fenomeno a normalissimo giocatore, da stella a meteora.

Quest’anno 18 presenze, 14 volte titolare dal primo minuto. Soli otto gol, dei quali due da dischetto. Niente più, niente meno. Numeri normalissimi per un giocatore normalissimo. Ma non per il centravanti dal quale sarebbe dovuta passare la ricostruzione e rinascita del Milan. Altrimenti l’acquisto di Ibrahimovic non ha una sua contestualizzazione né il minimo senso. Colpa del polacco? No, non solo. Buon giocatore, ma non il fenomeno che stampa e media avevano sponsorizzato. È difatti questo il grande paradosso dei giorni nostri: bastano sei mesi fatti bene per giudicare un medico a cui si affida la propria vita? Lo stesso assunto, nel calcio, ha lo stesso valore. Tra metafore e meteore…

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