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La Meraviglia si chiama Atalanta

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Diciamolo subito: lo spot dell’Adidas, quello storico, cioè quello del “Niente è impossibile”, vale sempre. Perché, nella vita, niente è davvero impossibile. Però una cosa che era impossibile, a fine ottobre, era una e perentoria: l’Atalanta il girone non lo passa. Eppure l’ha passato, ieri sera, battendo con un sonoro 3 a 0 lo Shakhtar Donetsk in casa sua dopo averci perso, all’andata, altri tre punti. Se esiste la Meraviglia quella si chiama Atalanta. Si chiama Dea ed ha delle caratteristiche uniche, forse rare, di certo introvabili se non nel fantastico gruppo guidato da Gasperini. Ma non si gridi al miracolo, si gridi bensì all’impresa. Un’impresa che parte da lontano, qualche anno fa.

Parte dal 2010, quando Antonio Percassi, ex dell’Atalanta, restituisce la stessa Atalanta agli atalantini e a Bergamo, ripartendo dalla Serie B dopo un naufragio annunciato. Da lì è solo un crescendo: l’Atalanta prima certezza in Italia, poi in Europa League, poi ancora in Italia, infine in Champions League e perennemente lì, a lottare per i piani alti, per gli obiettivi che contano. Altro che salvezza. Un ciclo che non sa fare altro se non vincere e convincere. Certezza, prima di tutto. E continua meraviglia. Che non sa esaurirsi e che non smette di stupire. Eccolo, il meraviglioso. Di gran lunga la squadra italiana più rappresentativa degli ultimi anni.

Parte da quando l’Atalanta ha investito nelle strutture, ha rifatto lo stadio, ha costruito una squadra e attorno ad essa ha aperto un ciclo: ha cresciuto in casa i suoi talenti, li ha venduti quando ne aveva pronti altri, più forti, più completi, più determinanti. Quando poi ha cominciato ad acquistare ha creato integrazione ed inclusione tra chi a Bergamo è nato e cresciuto e chi invece ci è arrivato e si è imposto. Parte da quando la sopravvivenza per la permanenza in A ha fatto spazio alla programmazione, quando gli obiettivi da breve sono arrivati a lungo termine. Quando tutti gli ingranaggi hanno cominciato a funzionare. Con armonia e meraviglia. Sì, meraviglia. Chiamatela Dea, chiamatela Atalanta.

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