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La Opinión

Ringhio Star rilancia il Napoli?

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A Napoli, finita l’era di Re Carlo, è cominciata quella di San Gennaro: Rino, per gli amici Ringhio, Gattuso è il nuovo tecnico dei partenopei. E per De Laurentiis è subito amarcord, viaggio nei ricordi, che parlano di Beatles, seppur l’Abbey Road di Rino è un album tutto da scrivere. Ma da oggi si parlerà di Ringhio Star, ex bandiera del Milan, di cui è stato ottimo tecnico, ed ex pupillo di Ancelotti, con cui si è consumato un simbolico quanto romanticissimo passaggio di consegne. In questa sede ci interroghiamo su un aspetto fondamentale: Ringhio Star rilancia il Napoli?

E soprattutto, cosa può portare, anche in termini di esperienza, il quarantunenne ex centrocampista a tutto campo? Le risposte, sia chiaro, le darà solo il campo, l’unico luogo nel calcio dove le ipotesi vengono confermate o smentite. Partiamo dal nostro presupposto di fondo: siamo convinti che Gattuso, come Mazzarri e Sarri ai loro tempi, può essere la terza, vincente intuizione di Aurelio De Laurentiis.

Cazzimma, sfrontatezza e concentrazione: Gattuso nuovo idolo di Napoli

Napoli, chi vi scrive lo sa, è una città di passione: se il feeling scatta subito, poi, dopo, difficilmente va via. Non se ne va, avrebbe cantato il compianto Pino Daniele. Quindi Gattuso, come appunto Mazzarri e Sarri, ha il primario compito di conquistarsi le grazie di un ambiente che si innamora per poco e si deprime per molto meno. Come? Tornando a vincere coi tre punti che, in campionato, ormai mancano da due mesi. E in che modo? Con cazzimma, traduzione napoletana di cattiveria, aggiungiamo agonistica. Ma anche con la sfrontatezza della grande squadra e la concentrazione che hanno distinto il Napoli nell’ultimo decennio. Mica poco, difficile per tutti. Però si aggiunga che Ringhio è, napoletanamente parlando, cazzimmoso. Ed è anche sfrontato e concentrato. Tanto che a Castel Volturno, da oggi, si narra di voci udibili a chilometri di distanza…

Il ritorno del 4-3-3

Gattuso ci ha provato, a Milano, ed è l’ultimo colpevole di un fallimento che il Milan vive, rinnovato, ogni anno. Dopo Allegri è, per distacco, il tecnico che ha fatto meglio con molto meno a disposizione. E il Milan oggi non è in Europa per demeriti suoi, non del suo condottiero. Che alla permanenza ha preferito l’esonero. Ma a Milano ci ha provato, a costruire una squadra spumeggiante, di gioco e palleggio. Se poi il migliore che ha avuto si chiama Kessié non ci può far niente, il povero Rino.

Che a Napoli avrà tra le mani un organico di ben altra fattura, in difesa ma soprattutto a centrocampo, per realizzare quel 4-3-3 che è da sempre nella sua testa e di quella dei giocatori del Napoli, ingabbiati nel dogmatismo ancelottiano e degli esperimenti costruiti sul 4-4-2. Liberi di esprimersi, di inventare e di giocare al meglio delle proprie possibilità. Quello che parte degli ammutinati, pare, chiedessero all’esonerato Ancelotti.

Epurazione?

Altra questione da risolvere, per Rino, in maniera veloce e rapida, è quella degli ammutinati: Insigne giocherà? E Mertens e Callejon? Possibile un rilancio per il tridente che tante volte ha fatto esultare i tifosi azzurri, ma altrettanto prevedibile un loro progressivo allontanamento in favore di Zielinski alto a sinistra, Milik al centro e Lozano largo a destra. Con Mertens e Callejon verso l’addio, la patata bollente da gestire sarà quella di Lorenzo Insigne.

Gattuso ha pubblicamente difeso e incoraggiato il suo capitano, l’ha caricato a modo suo. Ma quale sarà il futuro di quello che all’unanimità, dall’ambiente, è bollato come il vero cancro del Napoli? Lecito attendersi una permanenza in caso di feeling sbocciato col tecnico. Ma laddove si palesassero le condizioni palesatesi con Ancelotti, è lecito attendersi la mossa della società di bandire Insigne da Napoli, e dunque cederlo. Chi vivrà vedrà. Intanto a San Gennaro i napoletani, in via del tutto eccezionale e con deroga al Miracolo che si consuma a settembre, chiedono ben altre gesta per il momento…

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