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Elogio di Rolando Maran

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Non è il miglior allenatore del mondo, ma lui questo lo sa, ed in fondo, non gliene frega una mazza.
Non è il miglior comunicatore del mondo, ma lui questo lo sa, ed in fondo, non gliene frega una mazza.
Non è il più bello, ma lui questo lo sa, ed in fondo, non gliene frega una mazza. Non è un raccomandato, e lui questo fieramente lo sa, ed in fondo la cosa lo inorgoglisce, non poco. Non è sopravvalutato, anzi è il contrario, sa anche questo. Ma sa anche che si sta prendendo tutte le soddisfazioni del caso. Non è mai stato considerato un personaggio, ma lui questo lo sa, e non gliene frega una mazza, ripetiamo. Ma lui adesso è il personaggio del momento, questo lo sa, ma continua a non fregargli una mazza. Non gli frega una mazza di niente, a Rolando Maran, e noi, sotto sotto, gli vogliamo bene per questo.

<h2> La normalità di Rolando Maran </h2>

Gli vogliamo bene perché il suo Cagliari è in zona Champions, in piena lotta per l’Europa. Gli vogliamo bene perché, in un calcio sempre più dominato da milioni e stelle, ha costruito un gruppo di onesti mestieranti e gregari navigati, e lo sta conducendo a vette che stracciano i pronostici della vigilia. Parlavano di una salvezza però tranquilla, quelli che dicono o pensano di capire di calcio. Gli vogliamo bene perché in un calcio, il nostro, monopolizzato dalla Juve e dalle polemiche, il suo Cagliari è emerso ed è andato a prendersi le prime pagine. Come quando c’era Gigi Riva, più di quarant’anni dopo.
Gli vogliamo bene perché il suo Cagliari mischia quantità a qualità, subisce poco e fa tanto. Gli vogliamo bene per Rog, Nainggolan e Nandez, per Joao Pedro e per Simeone, per la Pavoletti-dipendenza che non è più, giocoforza, dipendenza.

Gli vogliamo bene per la vittoria di Napoli e di Bergamo, per le sconfitte che in trasferta non sono ancora arrivate e per i risultati che invece, dentro e fuori Cagliari, cominciano a piovere. E gli vogliamo bene per quella testa perennemente sulle spalle, quella contagiosa capacità di non illudersi e non sognare, o almeno non farlo vedere agli altri. Gli vogliamo bene per quella determinata semplicità a non snaturarsi, ad essere insieme un personaggio e un non personaggio, ad essere stato bravo a venire fuori a piccoli passi, negli anni, col suo duro lavoro e l’unica forza delle sue idee. Gli vogliamo bene per essere così semplice eppure così fuori dal coro, ripetiamo, in un calcio di facciata, più contenitore che contenuto. Non ci importa come finirà, a Rolando Maran, mister disarmante semplicità, noi diremo sempre grazie.

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