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Jorge Luiz Frello detto Jorginho, il Metronomo

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Quando il Napoli lo acquistò, ormai un bel po’ di anni fa, dall’Hellas Verona, i più guardarono con scetticismo a quell’italo-brasiliano magrolino di cui si parlava un gran bene. Ed in effetti, nel 4-2-3-1 di Benitez, non è che poi Jorginho ci stesse chissà quanto bene. Ed in effetti non è che chissà cosa abbia fatto con il tecnico spagnolo in panchina. Il mondo ha cominciato ad accorgersi di lui quasi per caso, per uno scherzo del destino, come succede nelle storie che si sa che devono realizzarsi perché dentro di sé portano già il lieto fine e il retrogusto di dolce, dolcissima soddisfazione.

Jorge Luis Frello, per gli amici Jorginho, ha cambiato nome all’indomani del suo incontro con Maurizio Sarri, da Empoli a Napoli dopo essere passato per Sorrento, destino anche quello, ma altra storia per altri spazi e altri momenti. Da quel momento ad oggi lo si può chiamare come volete: l’insostituibile, l’imprescindibile, il fondamentale, l’X-Factor. O semplicemente il metronomo, che nell’armonia della lingua greca indica colui che misura e guida il suono. Jorginho sta a centrocampo come un tenore nell’orchestra. Ed è quello il suo indiscutibile palcoscenico.

Il metronomo del Chelsea e dell’Italia

Dall’attimo in cui Sarri l’ha messo nel ruolo per cui è nato per giocare, Jorginho è talmente esploso che pure un radical-dogmatico come Antonio Conte si è dovuto accorgere di lui e, seppur senza mai schierarlo, l’ha convocato in Nazionale, poi raggiunta in maniera fissa con Ventura e Roberto Mancini, che attorno al centrocampista oggi al Chelsea ha deciso di costruire il suo gioco: su questo punto di vista molto meglio Jorginho che Verratti, dal momento che il brasiliano naturalizzato italiano offre molte più garanzie ed assicura molta più fluidità al gioco.

Gioco che Jorginho imposta con calma e disinvoltura, inventando spazi e leggendo movimenti. In alcuni casi riesce a creare così tanta armonia che la palla tra i suoi piedi si confonde. Un giocatore eccezionale per impostare il gioco e per dare fluidità alla manovra. Mancini, dopo Sarri, se ne è accorto, e su di lui ci sta puntando. Esattamente come Frank Lampard, oggi allenatore del Chelsea, che gli ha cucito anche sul braccio la fascia da vice capitano, mica roba da poco. Era destino, andasse così. Ed era destino arrivare poi ad Euro 2020 come il grande trascinatore dell’Italia, la fonte del gioco. Metronomo, of course…

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