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Insigne cosa vuol fare da grande?

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Quando parla, Aurelio De Laurentiis, numero uno del Napoli, non si sa mai cosa dice: spesso e volentieri è, infatti, un fiume in piena. E quello che ha parlato oggi è proprio un fiume che esonda e travolge tutto con la sua potenza. Che, in questo caso, è meramente verbale, comunicativa. Se vogliamo, sotto certi aspetti, cinematografica of course. De Laurentiis ha parlato, e molto, anche dell’ormai annosa questione Insigne, che a Napoli scoppia un giorno sì e l’altro pure. Insigne ha incontrato tra l’altro, assieme a Raiola, suo agente, Ancelotti a Castel Volturno e sul meeting vige il più assoluto silenzio. Intanto dal suo presidente è arrivata una grossa stoccata: “Ha sempre avuto un atteggiamento di scomodità a Napoli” – ha detto. Chiedendogli, inoltre, di tranquillizzarsi e capire finalmente cosa fare da grande. Il cinepanettone, forse, è servito anche quest’anno.

Un Magnifico incompiuto

Tutti conoscono Lorenzo Insigne, per essere uno dei migliori calciatori del panorama italiano dell’ultimo decennio. Calciatore dalle doti indiscutibili, di classe, forte e in alcuni casi anche decisivo. Ma a Napoli, quando si parla di Insigne, si apre un altro capitolo. Che vede il nostro protagonista, a tutti noto come “Magnifico”, perennemente sul banco degli imputati. Oggi Insigne, che non è più il calciatore giovane proveniente dalle giovanili, è nel pieno della sua maturità calcistica, è uomo, padre, capitano del Napoli dopo l’addio di Marek Hamsik. Eppure, il suo rapporto con la squadra ed una parte del tifo appare sempre incrinato da un qualcosa che il suo presidente ha tradotto in una immaturità di fondo che porta Insigne a sentire, per lui e i suoi, scomoda Napoli.

Perché a Napoli Insigne, che ribadiamo essere un calciatore eccelso, è un incompiuto, cosa che Napoli da un suo figlio, non accetta né perdona. È chi ce l’ha fatta, ma chi non ha mai più di tanto trascinato la squadra o entusiasmato il pubblico. Complice, forse, anche il carattere di Insigne, più schivo e restio a differenza dell’amato e incontestabile Mertens: se oggi De Laurentiis cedesse Insigne, si beccherebbe qualche insulto di routine, nulla di che. Se cedesse Mertens, tra l’altro in scadenza, probabilmente verrebbe messo alla gogna come con Higuain. Napoli, fondamentalmente, è così: patria per gli stranieri, deserto per i patrioti. Tanto è vero che Masaniello venne barbaramente ucciso e l’altro, Maradona, è sì sopravvissuto, ma non senza qualche stortura.

De Laurentiis ha ragione?

Sì e no, nel senso che ha ragione su una maturità non del tutto raggiunta da Insigne e sul suo sentire scomoda Napoli. Ha ragione anche quando dice che Insigne deve stare più tranquillo, migliorare sotto questo aspetto. Ma poi c’è da considerare anche il feeling, il sentimento con la piazza, un amore forse mai del tutto nato con la sua stragrande maggioranza, un intralcio a numeri e statistiche che sono tutte dalla parte del Magnifico Lorenzo Insigne, a Napoli l’incompiuto. Forse, la verità è un’altra: più di quanto si sono dati, Insigne e Napoli non potrebbero darsi. L’uno è scomodo per l’altro e forse, per trovare ciascuno la propria dimensione, l’unico gesto di maturità da fare per entrambi sarebbe salutarsi e proseguire ognuno sulla sua strada. Perché se nessuno è profeta in patria, state sicuri che Insigne non fa eccezioni. Ma Napoli, di profeti, probabilmente nemmeno ne vuole…

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