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Non è tutta colpa di Giampaolo

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Marco Giampaolo è stato confermato, dalla dirigenza del Milan, alla guida tecnica della prima squadra. Nonostante sei punti e quattro sconfitte nelle prime sei giornate di campionato, come dalle parti di Milanello non avveniva dalla stagione 1938/1939. Il Milan è caduto nel Derby, ed è la sconfitta più rumorosa, ma ha perso anche contro Udinese, Torino e Fiorentina, che ha letteralmente passeggiato in quel di San Siro domenica scorsa. La cosa grave, forse gravissima, è la totale mancanza di identità di una squadra che pare scendere in campo giusto per sgranchirsi le gambe e nulla più.

Non gioca, non costruisce, non è squadra. Ed è forse la mancanza più evidente in questo momento. La colpa, come sempre succede per una delle leggi non scritte del calcio, è andata a Marco Giampaolo, l’allenatore finito sul banco degli imputati reo di non saper gestire la squadra, accompagnato da un luogo comune evergreen: “Non è allenatore da top club”. Lo dicono in tanti, tra le fila dei tifosi rossoneri. Andrebbe però ricordata loro una cosa: il Milan degli ultimi anni, ivi compreso il Milan di quest’anno, non è un grande club. Piuttosto andrebbe loro chiesta un’altra cosa: perché è solo colpa dell’attuale tecnico dei rossoneri?

Maldini e Boban cosa hanno fatto?

Tra le fila della dirigenza rossonera siedono due leggende, che sono anche una sorta di garanzia per la nuova proprietà: Paolo Maldini e Zvonimir “Zorro” Boban, due che dalle parti di Milano hanno scritto storia, alzato trofei e arricchito le bacheche. Ma non sempre due leggende, perché di tali si tratta, sono, come vorrebbe la tradizione, garanzia di infallibilità anzi tutt’altro e lo si sta vedendo in queste settimane in cui il Milan è una barca che sbanda e che non riesce a trovare direzione giusta alla sua navigazione. Perché il Milan, per dirla alla Giampaolo, sembra una squadra che non si è mai allenata. E per dirla alla nostra, il Milan una squadra non sembra proprio. Maldini e Boban, da leggende e garanti, avrebbero dovuto portare una sola cosa: un’idea, semplice e ben costruita.

Idea che non hanno saputo portare né avanti né indietro, perché il Milan è una accozzaglia e lo era anche lo scorso anno: se si sceglie Giampaolo si sa a cosa si va incontro, ovverosia ad un allenatore, tra i più bravi del panorama italiano, ottimo per la costruzione di un progetto a lungo termine. Un progetto giovane con giovani funzionali, disposti a sacrificarsi e a mettersi a disposizione, anche a reinventarsi se ce n’è bisogno: lo dimostrano gli ottimi risultati di Empoli e Genova sponda Samp. Consegnargli una squadra insensata non è stata un’idea, dargli giocatori che nemmeno sanno cosa significa indossare la maglia del Milan è stato un altro errore. Comprare a caso, senza investire ove c’era necessità vera, altra cattiva idea mancata. Far pagare Giampaolo, confermato ma sempre a tempo, sarebbe un’altra cattiva idea.

Come cattiva idea è stato chiamarlo senza avere un progetto chiaro e preciso e soprattutto di lunga durata. Perché il Milan di quello ha bisogno. La fretta è cattiva consigliera e per il terzo anno di fila si rischia che, per correre troppo, ci si schianti senza aver fatto nessun concreto passo in avanti. Non è, come vedete, tutta colpa di Giampaolo…

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