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L’indispensabile ruolo di Sami Khedira

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Perché nelle prime uscite stagionali della Juventus, uscito Khedira, la situazione va peggiorando e sempre (o quasi) le cose prendono una piega sbagliata? Ciò è successo in due occasioni: contro l’Atletico Madrid, dove la Juve ha subito una rimonta, e contro il Napoli, con una vittoria arrivata, su autogol, solo a tempo scaduto. Sembrava un esubero, il giocatore meno amato dai social bianconeri, quello più anonimo, quello più silenzioso e silenziato. Partirà, dicevano, all’arrivo di Sarri. In questo frizzante inizio di stagione, invece, è successo il contrario. Khedira si è impostato come uomo di fiducia dello stesso Sarri che, seppur il tedesco non abbia i novanta minuti, mai o quasi, è praticamente onnipresente in campo. L’equilibrio passa dai piedi cristallini e dalle fragili ginocchia dell’ex Real Madrid.

Essere Sami Khedira, l’indispensabile

Ognuno ha qualcosa in più, apparentemente, di Khedira: Ramsey è offensivo, Rabiot è intelligente, Matuidi è duro, Bernardeschi è duttile. Khedira ha una sola cosa in più: l’intelligenza, applicata alla tattica. Khedira non è il più forte, lo ripetiamo, ma è il migliore nell’occupare gli spazi in campo. Per quel che gli viene chiesto e per quel che oggettivamente fa. Disegnare gioco, inventare soluzioni, farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Basta chiedere ad Alex Meret, la cui traversa, nella zona di campo occupata allo Stadium, trema ancora. Khedira, a differenza degli altri, è sbucato al momento giusto, cogliendo alla perfezione ogni attimo, quando nessuno gliel’aveva chiesto. L’intelligenza di chi è capace di leggere prima tutte le situazioni.

Appare sempre meno, corre meno, attacca meno, partecipa meno ma lo fa meglio. E quando lo fa in tutto è semplicemente una gioia perfetta. Insostituibile, perentorio come le leggi degli uomini. Dicasi lo stesso per una legge del calcio che lo vede da anni, in bianconero e non, indiscusso protagonista. Un giocatore così è un giocatore completo? Sì, ma non solo. È il giocatore che serve proprio per la capacità di cogliere l’attimo. Di correre quando c’è da correre, mica a vuoto. Di attaccare quando c’è da attaccare, di tirare fuori gli artigli al momento giusto, senza temporeggiare. Indispensabile tanto con Allegri quanto con Sarri. E non è un caso. Se non quello dell’insostituibile Sami Khedira, l’uomo della precisione.

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