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Non prendiamoci in giro, siamo fieramente un Paese razzista

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L’ennesima polemica è scoppiata in Serie A sul tema più delicato e discusso dell’ultimo lustro: il razzismo negli stadi e nel calcio italiano. La Serie A, la Serie B e la Lega Pro ne sono piene. E chissà quante altre categorie, effettivamente, che non ci mostrano in tv. Ma non c’è più da meravigliarsi: l’abbiamo provato a dire a Romelu Lukaku, vittima di quattro codardi a Cagliari, su queste pagine. Lo ribadiamo con fermezza ancora una volta, alla luce di un atto che, se vogliamo, è ancora più grave perché legittimato da chi invece avrebbe dovuto prendere le distanze.

Siamo un Paese razzista, e lo siamo dalla notte dei tempi: lo siamo dalla fondazione di Roma, dalle discriminazioni verso chi romano non era. Solo che a Roma erano più civili di noi, pensate: li chiamavano barbari, i presunti diversi, perché parlanti una lingua differente dal latino. Siamo stati razzisti nel Medioevo, pensate alle Crociate, ed in ogni epoca della nostra storia. Sempre stupidi, sempre chiusi al diverso, all’altro, a chi è lontano da noi solo per origini e cultura. Lo siamo stati così nel Rinascimento e nel Romanticismo, lo siamo stati nell’Ottocento, prima e dopo l’Unità e nel Novecento. E poi lo siamo stati col Fascismo, perché quel razzismo l’abbiamo legittimato, salvo poi prenderne le distanze, secondo la piena tradizione italiana, quando la barca ha cominciato il suo naufragio. Lo siamo stati anche e soprattutto dopo.

E lo siamo stati negli anni recenti quando, da immigrati, siamo passati a fare la guerra a chi, cent’anni dopo, ha fatto quel che noi già abbiamo fatto. Ce la siamo presa con i libici, perché ci hanno detto che i libici ci invadono. Coi neri, perché ci hanno ordinato di dare la caccia ai negri, come li chiama qualcuno più bravo. Il calcio è solo lo specchio di un Paese che è alla deriva e non ha più margini di ripresa. Un Paese che è razzista di ritorno, che è razzista con se stesso. Per cui non ci preoccupiamo della signora che non fitta ai meridionali perché “fieramente” leghista. E non preoccupiamoci nemmeno del Verona che rilegge i buu razzisti per Donnarumma e Kessié come lamentele verso l’arbitraggio. Prendiamocela con noi stessi. E con chi ha legittimato tutto ciò. Prendiamocela con la nostra stessa storia.

SPORTS AGENCY SC24

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