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Il miracolo dell’ItalMancio

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Il miracolo dell'ItalMancio

La sosta nazionale è ormai alle spalle, conclusasi con una Italia capace di fare en plein nella sfida contro l’Armenia e poi contro la Finlandia. Gli azzurri, in vista di Euro2020, sono con due piedi nella competizione e, in attesa dei gironi, potranno già cominciare a focalizzarsi sulla prossima kermesse che impegnerà tutti la prossima estate. Intanto è doverosa una riflessione, su questa Italia così bella e così convincente, così ordinata e così ben messa in campo. Ed è doveroso gridare al miracolo: parliamo dello stesso gruppo, o quasi, fuori da Russia 2018 ed in piena crisi esistenziale solo due stagioni fa.

Ed è, stavolta in maniera grottesca, doveroso dire grazie ad un uomo, Roberto Mancini, che ha reso straordinaria una cosa talmente tanto semplice quanto di difficile realizzazione nella nostra Italia calcistica. Mancini, in una sola parola, ha fatto l’Italia. Meglio di Garibaldi.

Il Miracolo dell’ItalMancio

Quando è arrivato sulla panchina azzurra il Mancio, uomo di navigata esperienza, ha trovato una situazione più tragica che mai. Raccogliendo i cocci di un giocattolo rotto, frantumato in mille pezzi. Era una impresa già ricomporre un vaso così rotto. Compiuta, peraltro, in un tempo record. Era una impresa poi dare una identità ad un gruppo vuoto, svuotato, nemmeno per sogno compatto. Anche questa compiuta in un battibaleno. Ha dato una forma a quella che era solo sostanza e, peraltro, nemmeno tutta mai dimostrata. Ha rilanciato una generazione, per la prima volta dopo il compimento di quella Italia vincitrice in Germania e guidata da un altro demiurgo, Marcello Lippi. Scusate se è poco. È la prima volta, dal dopo Mondiale, con un ingiustificato ritardo di tredici anni, che l’Italia ha non solo un allenatore, ma una squadra.

Perché, e questo è il terzo miracolo, Mancini ha portato innanzitutto un’idea, cosa che è mancata a Donadoni, al Lippi bis, al duo Conte-Ventura. Era così semplice e ci hanno fatto aspettare più di un decennio per rinnovare e scuotere dalle fondamenta un movimento che, attenzione, resta pieno di problemi ma contro i quali si stanno adottando delle soluzioni vere e concrete. Nessuno ha pagato per questo madornale errore, volutamente reiterato a più riprese. Una generazione è saltata, un’altra arriverà già ben oltre la maturità al primo Mondiale (Qatar 2022).

Infine il miracolo è proprio quello di aver cancellato quanto fatto prima: gli strascichi di Ventura e l’eredità, pesantissima, ingombrante, pericolosa di Antonio Conte. Che non ha creato, ma rottamato e perfino distrutto. Che non ha dato, casomai ha tolto. Sarà un caso che con Conte giocava chi diceva l’allenatore, e con Mancini invece gli undici migliori? Piccolezze troppo pesanti. Anzi, dieci più Jorginho, quello tenuto fuori da Conte e Ventura per quel ruolo da playmaker di cui aveva disperatamente bisogno l’Italia. Mancini ha ridato valore alla Nazionale: i migliori al meglio delle loro capacità messi al meglio delle loro possibilità. Più di un’idea, una certezza. Ha scelto il meglio, ha scelto di giocare a calcio. Ha tracciato una strada che si chiama futuro, l’ha costruito e ci sta portando tutti lì, in quella direzione. Grazie Mancio, avevamo tutti un po’ bisogno di questo “miracolo”.

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