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L’accanimento terapeutico di Gigi Buffon

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L'accanimento terapeutico di Gigi Buffon

Ci eravamo lasciati il 18 maggio del 2018 tra lacrime, sorrisi, tanta gioia nel cuore per gridare grazie a quel Superman che lasciava la sua squadra, la Juve, che possa stare antipatica o meno, per quella che era un po’ la fine del ciclo, il suo, e la fine di un’era, la nostra: quella in cui ciascuno di noi, grande o piccolo, aveva visto volare, da un palo all’altro, Gianluigi Buffon da Carrara, per gli amici Gigi, per tutti il numero 1, per qualche altro un Santo (a giusta ragione, n.d.r).

Plurititolato portiere, campione del mondo ed indiscutibilmente il migliore di tutti, per distacco, per anni ed anni. Grida ancora vendetta, quel Pallone d’Oro mai vinto. Ma ora riavvolgiamo il nastro perché nel 2019, un anno dopo l’addio alla Juve Buffon, reduce da un anno al PSG, con tante offerte, per poter fare e portare soprattutto esperienza cosa decide di fare? Tornare alla Juve. Cancellando, automaticamente, tutto quel vento di romanticismo che ci portavamo dietro da quella conferenza di applausi, lacrime, abbracci, dichiarazioni di amore e amicizia. C’è chi ha gioito e chi no: facile comprendere da che parte va questa nostra polemica della settimana.

L’accanimento terapeutico di Gigi Buffon

Stando alle sue parole Buffon è tornato perché “non si può dire di no al richiamo di una Signora”, facendo sì che restassero annichiliti quanti, un anno fa, lo accusarono di accanimento terapeutico (a 41 anni) per voler continuare a giocare, condannandolo per il suo diniego al ritiro in maglia bianconera. Noi di accanimento terapeutico torniamo a parlare, ma per il suo ritorno alla Juve. Perché Gigi, dopo l’addio per 18 anni d’amore, tornare indietro? Ma soprattutto a fare cosa? Tutto il cosmo sa che il grande cruccio di Buffon, che ha praticamente vinto tutto, è la Champions League. Noi continuiamo ad augurargli di vincerla. convinto che la Juve finalmente la possa vincere, questa benedetta Champions, ha forse deciso di fare ritorno. Accanimento terapeutico doppio, dopo quel che c’è stato.

Di verità ne ha dette poche: il record di presenze totale in A, oggi di Paolo Maldini e distante solo otto gettoni, avrà avuto il suo peso. Ma Buffon, accanito terapeutico, non lo dirà mai. Una delle (poche) verità è il fatto che la Juve sia casa sua. Incontestabile. È così da diciotto anni. Senza qualcosa, la Juve senza Buffon; e Gigi un’anima smarrita, senza la sua Signora. Allora, forse, era meglio chiuderla quando i sentimenti, dietro quella conferenza stampa d’addio, veramente contavano qualcosa.

L’accanimento terapeutico di Andrea Agnelli?

E se l’accanimento terapeutico fosse condiviso, chissà, magari col grande amico e presidente della Juve, Andrea Agnelli? Una ipotesi, questa, da non scartare. Soprattutto quando in panchina, da questa stagione, siederà una scelta del duo Paratici-Nedved e non del presidente, che forse si sarebbe tenuto Allegri ben volentieri un altro anno. È parere infatti condiviso che Buffon sia più un viatico per Sarri e la sua gestione che per la Juve stessa. Ci sentiamo di sposare questo parere, perché uno come Gigi, che è la storia della Juve, nello spogliatoio conta sempre qualcosa (e sempre conterà).

Giorgio Chiellini gli ha (ri)offerto la fascia che fu di Del Piero, la Juve il numero uno. Ma Gigi prenderà la 77 dei tempi di Parma, senza fascia. Probabilmente otto partite le giocherà, il suo contributo comunque ci sarà. Ma col senno di poi, come cioè non si dovrebbe mai parlare, sembra tutto un riciclo, un riavvolgere il nastro quasi imposto. Era meglio chiuderla del tutto un anno fa, senza nessun accanimento terapeutico. Perché talvolta, alle richieste delle Signore, si può anche rispondere a picche.

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