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Perché è sempre colpa dei biscotti?

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L’Italia è il paese, storicamente, abituato ad addossare ad altri le proprie colpe. Ed è anche il paese in cui quando qualcosa non va è colpa delle “lobby” o peggio ancora, dei cosiddetti “poteri forti”, tendenza questa acuitasi con l’avvento del governo giallo-verde.

Era ovviamente una metafora per introdurre la nostra polemica del giorno: la debacle dell’Italia agli Europei Under 21. Gli Azzurrini, anche questa volta fortissimi e favoriti per la vittoria finale, vinceranno la prossima volta. Non si parli di fallimento, ha tuonato il dimissionario Di Biagio. La colpa, dunque, dobbiamo darla a qualcuno. Da italiani veri, quali siamo. Come quasi sempre in questi casi a pagare è l’allenatore.

Altro scivolone di Gigi Di Biagio, il terzo in sei anni: ora basta

L’Italia ha quasi sempre stentato, ma era davvero la favorita: la rosa era di gran lunga la più completa degli ultimi anni, probabilmente la più competitiva insieme a quella vittoriosa in Germania nel 2004: gran parte dei giocatori coinvolti infatti gioca titolare nel rispettivo club di Serie A. Non è bastato questo, eppure si credeva che fosse la soluzione a tutti i problemi. Gli azzurrini hanno quasi sempre stentato, incapaci di esprimere un gioco ed una identità al di là del valore e della bravura dei singoli. Claudio Gentile, vittorioso nel 2004 con la squadra di Gilardino e De Rossi, fu messo nel gabinetto per molto meno, ma aveva se non altro, dalla sua, molto più merito.

Sei anni alla guida dell’Under21 vedono un Di Biagio uscire dalla scena da sconfitto clamoroso: al primo Europeo uscito ai gironi, al secondo uscito in semifinale, al terzo ancora ai gironi. In casa, da favorito e con una rosa competitiva. Fallimento totale. Ed ancora, il tecnico romano si è rivelato inadatto, fuori dal ruolo, incapace com’è stato di leggere le situazioni, cambiarle e dare identità alla squadra e al gruppo. Il problema è che non si può parlare né di squadra né di gruppo. E qui non è solo colpa di Di Biagio. Purtroppo. Ed è un grattacapo ancor più grosso, che va direttamente al ct della Nazionale A Mancini.

Il tradimento dei campioncini: piccoli che si sentono già arrivati

L’Italia Under 21, si diceva, è fortissima e favoritissima. Peccato non sia una squadra né mai l’è stata. Nei singoli era la più forte, vuoi perché molti già giocano in Nazionale A e stabilmente in Serie A, vuoi perché molti ci arriveranno. Ma chi ha seguito gli azzurrini ha capito subito il dualismo al loro interno. Tralasciando l’ottimo Meret, l’instancabile Barella e il geniale Chiesa, il resto solo un’accozzaglia di giocatori validi, ci mancherebbe, ma per nulla inseriti e con la testa, spesso e volentieri, già altrove. Magari con la sensazione di essere già arrivati. Ma il successo, bisognerebbe ricordarlo a certi ragazzini pagati milioni, è una lunga pazienza.

Ci riferiamo ovviamente alla querelle seguita all’esclusione di Kean e Zaniolo, i due che dovevano dare e che invece hanno tolto. I due che dovevano essere il più di questa Nazionale, sono stati il segno negativo che, se non inquadrato, indirizzato e risolto, può creare problemi anche alla Nazionale maggiore. Il problema è stato lo spirito di una squadra dipendente dall’attaccamento di pochi contro la noncuranza di molti. Alla fine chi oggi è già affermato dopo qualche anno di A ha lottato, mettendosi a disposizione, onorando la maglia; e chi, invece, dovrebbe essere affamato e voglioso di arrivare, si è fatto la passeggiata.

Si riparta da un progetto giovane per i giovani

A ciascuno le proprie dimensioni: ora l’Italia è chiamata a ripartire da gente giovane per i giovani che ricordi, anzitutto, il contesto. È l’Under 21 dell’Italia, la cui maglia si onora e si rispetta. Senza star, che di sedicenti stelle questo paese, anche calcisticamente, è già pieno. E quante, invece, promesse qual erano, si sono trasformate clamorosamente in meteore? Spiegatelo ai fenomenali Kean e Zaniolo, ché hanno perso un treno, se la loro testa fatta di aria non l’avesse capito.

E si riparta da chi, come Locatelli, merita questi ed altri palcoscenici: “La colpa è solo nostra”. Bravo Manuel, sei l’unico che ci ha capito veramente qualcosa. Non può essere sempre colpa dei biscotti, e proprio questa volta, infatti, non lo è.

SPORTS AGENCY SC24

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