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Hanno cacciato l’ultimo imperatore da Roma

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L'ultimo imperatore di Roma se n'è andato

L’Anno Domini 476 è preso formalmente a riferimento dagli storici per indicare la caduta definitiva dell’Impero Romano D’Occidente: il barbaro Odoacre, deponendo Romolo Augustolo e consegnando le spoglie imperiali all’imperatore d’Oriente Zenone, chiudeva un’epopea durata secoli e destinata a rimanere impressa nella storia del mondo. Oggi, quando corre l’Anno Domini 2019, Roma ha perso il suo ultimo imperatore dell’età contemporanea.

Francesco Totti se n’è andato, e questa volta davvero. Aveva lasciato il campo, non per sua volontà, due stagioni fa all’età di 40 anni. Oggi, che ne ha 42, ha annunciato il suo divorzio dopo trent’anni passati assieme ai giallorossi: ne aveva dodici, quando entrò nelle giovanili nel 1989. E l’ha fatto il 17 giugno, a diciotto anni da quello storico scudetto che lo ha proiettato di diritto nel mito del club capitolino. Oggi, nella polemica della settimana, ci troviamo a parlare dell’ennesimo suicidio della dirigenza giallorossa.

La “detottizzazione” di Totti: otto anni di insulti

In una conferenza stampa-fiume, tenuta nel luogo dell’esilio al Coni, nemmeno nel suo stadio Olimpico, Francesco Totti ne ha avute per tutti, togliendosi parecchi sassolini dalla scarpa. A partire da James Pallotta, il presidente americano che da otto anni governa la Roma e che presto, stando alle voci delle ultime ore, potrebbe cedere, a Franco Baldini, il deus ex machina da Londra che decide le sorti della società capitolina, col quale Totti mai ha avuto un gran rapporto e che nel suo libro già aveva accusato.
Cacciato via da casa sua, come l’ultimo degli arrivati, senza rispetto e senza considerazione dell’uomo prima ancora che del calciatore. A cominciare dal campo, in cui venne messo in discussione dal primo all’ultimo giorno, fino al coercitivo ritiro per il quale la colpa venne tutta data a Spalletti. Ma oggi, che Spalletti è in Toscana a coltivare campi, Totti lascia anche il suo ruolo da dirigente-fantasma: mai interpellato, mai considerato, in fondo mai voluto. Ecco, mai voluto. Cacciato via, umiliato.

La “deromanizzazione” riuscita, la Roma allo sbaraglio: l’ultimo atto d’amore di Totti

Infine, dopo otto anni in cui sono più i cocci rotti che i vasi interi, la “deromanizzazione” della Roma è ufficialmente compiuta. Esonerato Totti dal campo, poi parcheggiato in dirigenza ad osservare senza possibilità di replica, è stato il turno di De Rossi, l’altra faccia della Roma degli ultimi vent’anni. Infine il passo indietro di Francesco a ribadire le distanze incolmabili con una società lontana dall’umore della piazza, dalla città e soprattutto dalla storia di Roma. Ma se la certezza della deromanizzazione è ormai raggiunta, non lo è altrettanto quella del futuro della squadra. Ormai allo sbaraglio e violata fin nella sua più profonda intimità, quella dello spogliatoio, da cui sono stati ostracizzati tutti i punti di riferimento. Certo, ne restano due, Pellegrini ed il nuovo capitano Florenzi. Ma la loro è grossomodo una storia ancora da scrivere per quanto indirizzata nella stessa direzione.

Signori, Francesco Totti è la Roma. Vi piaccia o no, vi stia simpatico o meno. Almeno lo è stato, perché oggi saluta dopo trent’anni per colpe di una società imbarazzante e vergognosa: un insulto alla piazza, ai tifosi, anche agli amanti del calcio. Chi vi scrive ha sempre vissuto uno sportivissimo odio nei confronti di Francesco Totti: da tifoso del Napoli ho spesso sofferto per i suoi gol, per le sue esultanze e per il suo agonismo in particolari situazioni, come per l’appunto contro gli azzurri. Ma ho sempre rispettato l’uomo, ed ho sempre ammirato il campione. Quello che è stato insultato e sbeffeggiato dalla sua stessa società, fino all’atto finale e alla deposizione delle dimissioni di quello che è da considerare come l’ultimo imperatore di Roma. E mi unisco sinceramente al suo pensiero: avranno pur tolto i romani dalla Roma, ma i giocatori passano. Così come presidenti incapaci (e lontani) e dirigenti di merda. Perdonate il francesismo. La certezza, però, è che le bandiere, quelle vere come Totti, restano. Sempre.

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