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Il mio nome è Arkadiusz Milik e vivo qui

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Il mio nome è Arkadiusz Milik e vivo qui

Se chiedete ad Arek Milik chi è e dove vive non avrà problemi a rispondervi: centravanti di razza di stanza a Napoli, oramai da tre stagioni. Ma, possiamo dirlo senza timore di offenderlo, una sola può considerarsi tale. In mezzo tante belle aspettative e, soprattutto, un eccessivo calvario. Che ha rallentato, di molto, un’esplosione in qualche modo annunciata fin dai tempi dell’Ajax e mostrata, pur solo parzialmente, dall’estate del 2016, quando il Napoli l’ha chiamato a raccogliere l’eredità di Higuain.

Dopo tre stagioni, Arkadiusz Milik da Tychy è a Napoli e vive ancora lì. Di esperienza ne ha accumulata, e delle durissime lezioni avute ha fatto sicuramente tesoro. Quando a ventitré anni, in due sole stagioni, ha segnato più di venti gol, è cominciata per lui una lunga serie di accostamenti. D’altronde, segnare così tanto, per un attaccante, è forse l’unico modo per far mettersi in mostra. Alla fine l’ha spuntata, come sappiamo, il Napoli l’ha preso e, oggi che ha venticinque anni ed ha dimostrato un po’ di più, è pronto a blindarlo. Eventualmente vivrà lì ancora a lungo.

La luce in fondo al tunnel

A ventidue anni, fino a due sole stagioni fa, Milik aveva segnato 61 gol totali in carriera: molte più di Higuain, Luis Suarez ed Ibrahimovic quando avevano la sua età. Le stimmate di un predestinato a cui mancava l’ultimo passo: trasformarsi da buon attaccante, anche ottimo, ad eccezionale e fuori dal normale. La sfida di Napoli, un bel salto di qualità, non ce ne voglia l’Ajax, rispetto all’Eredivise, il territorio ideale per crescere ancora. E le premesse ci sono tutte: nelle prime uscite col Napoli ha una media realizzativa più alta dell’appena partente Higuain. Ma è una vana illusione.

A novembre parte per gli impegni con le nazionali ed il ginocchio fa crack: rottura totale del legamento crociato, significa praticamente fermarsi una stagione. Tornerà, ma senza incidere, come giusto che sia. La stagione del riscatto è la seconda, ma l’altro ginocchio fa crack a Ferrara. Significa fermarsi un’altra stagione. I buoni propositi sono alle spalle, nella terza stagione, quella in corso, occorre dare certezze. C’è Carlo Ancelotti, che lo elegge subito a suo terminale offensivo. Le critiche non mancano, le accuse nemmeno, ma neanche i gol. 17 reti in Serie A con una media realizzativa più elevata di tutti in Serie A e tra le più alte in tutti e cinque i principali campionati europei. Si vede finalmente la luce, in fondo ad un lunghissimo tunnel.

Da buon attaccante ad attaccante eccezionale: alcuni indizi su Milik

Milik non ha il calcio nel sangue ed anzi, sembra un giocatore che, non avendo sue doti tecniche particolarmente importanti, ha imparato a svilupparle nel tempo e ad affinarle via via. Con calma, concentrazione, senza fretta insomma, e con tutta la voglia di imparare. Ma qualcosa ancora gli manca e su questo, come ha già dimostrato, siamo sicuri che sia a lavoro giorno e notte. Per completarsi e per completare quella metamorfosi a cui facevamo riferimento poco più su.

Alto quasi un metro e novanta, centimetri e fisico, dinamico e irruento, potenza ed atletismo, la sensazione è che Milik possa veramente prendersi le scene del futuro senza troppi problemi. Ricorda, su certi aspetti, Miroslav Klose, che con lui condivide le origini polacche. E su queste basi non può che continuare a lavorare. Sul miglioramento del piede destro, da mancino naturale, si è già espresso. Dicasi lo stesso sul colpo di testa. Il sinistro resta letale, il cinismo si sta rafforzando: alla giocata e alle pomposità Milik ha già dimostrato di preferire utilità ed efficacia. Doti rare, per una razza in via di estinzione, come quella del centravanti. Lui lo sa e non ha dubbi, su chi sia e su dove viva.

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