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Dries Mertens, il vecchio folletto è ancora davanti a tutti

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Dries Mertens, il vecchio folletto è ancora davanti a tutti

Dries Mertens, il vecchio folletto, è ancora davanti a tutti. Era arrivato a Napoli da esterno, si è ambientato da centravanti. Poi è diventato Ciro, perché a Napoli, al belga, gli si vuole bene. E gli si vuole bene al punto che, a più di una chiacchierata per l’addio, è pronto un altro rinnovo. A 32 anni significherebbe restare in azzurro fino a 34. E lasciare, probabilmente, da mito. Non ci credeva nessuno, nemmeno Ciro, che un viaggio cominciato a Lovanio, nel Nord dell’Europa, sarebbe finito a Sud del mondo. E non ci si credeva nemmeno nell’estate del 2013, quando Dries è sbarcato a Napoli, dopo essersi ben messo in mostra al PSV Eindhoven, punendo proprio gli azzurri in una gara decisiva di Europa League.

Era il Napoli di Benitez, quello dei nomi roboanti, probabilmente di un vero ed ultimo mercato da top club: dal Real Madrid il Napoli accoglieva Raul Albiol, José Callejon e Gonzalo Higuain. I primi due hanno legato il loro nome al club azzurro, sul terzo sappiamo come è finita. Alle spalle c’era un belga chiamato in causa spesso e volentieri, ma comunque defilato, meno imprescindibile. Due anni di crescita e, che se ne dica, di vittorie, col tecnico spagnolo. Ma concreta, comunque, la possibilità di dire addio dopo appena due stagioni. Come è strano il destino, come è beffarda la sorte. Ed alla fine, come nei film, la svolta.

Da Sarri ad Ancelotti, imprescindibilità di Dries Mertens

Con Sarri parte dalle retrovie, all’ombra di Higuain, che lascia però a Luglio. Mertens è subito decisivo nella prima, difficile uscita della stagione 2016-2017 a Pescara. Poi, a novembre, la svolta. Arkadiusz Milik, l’erede di Higuain, fa crack. Non ci sono soluzioni e Sarri, da stratega, punta tutto sul belga. L’esterno si scopre centravanti e bomber. Ed è imprescindibile nella seconda parte di stagione, quando nasce cioè l’ultimo Napoli di Sarri, quello che, nella prossima stagione, incanta in Italia ed in Europa, sottomette la Juve e va ad un passo dallo scudetto. E Arek Milik ha fatto di nuovo crack, il crociato l’ha fermato di nuovo. Ed è ancora Mertens il protagonista assoluto. Da centravanti, con meno gol sì ma con una incisività pazzesca.

Va via Sarri ed arriva Ancelotti. Sembra essere giunto il momento dell’addio, ma anche questa volta c’è il destino, a decidere per Dries. Resta, ma parte in affanno, complice una preparazione cominciata in ritardo ed un fiato da dover tirare assolutamente dopo un biennio di no-stop. E poi imprescindibile, ancora una volta, anche con Ancelotti. Alla faccia di quella statura che, dicevano gli esperti, non l’avrebbe portato da nessuna parte. Ed ancora incisivo, alla faccia di chi diceva che avrebbe fatto sei-sette gol e sarebbe andato via senza lasciare il segno. Il resto poi è una storia già nota: a Frosinone il gol che lo proietta nella leggenda. 81 gol in A, come Maradona. Terzo bomber di sempre in campionato per il Napoli, per un totale di 107 gol. Con Marek Hamsik andato via ed un record all-time da poter raggiungere. Altri due anni? Allora doveva andare così. Con Dries Mertens sempre davanti a tutti.

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