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Daniele De Rossi, come il vino buono, migliora invecchiando

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Daniele De Rossi, come il vino buono, migliora invecchiando

La Roma, con una decisione a dir poco scioccante, ha deciso di dire addio a Daniele De Rossi. E, dopo alcuni audio divulgati sui social nelle scorse ore, l’ambiente giallorosso è ancor di più in fermento. L’addio, dopo diciotto anni, ad uno dei volti storici della squadra capitolina scava un solco profondo tra il tifo giallorosso e una dirigenza che più volte, soprattutto nelle ultime due stagioni, ha dimostrato di saper passare sopra qualsiasi cosa. Anche tirando giù con la forza una bandiera e usarla come tappeto da piedi. Perché, dopo Totti, con De Rossi si è fatto lo stesso.

Daniele, che un futuro nel mondo del calcio lo tiene eccome, e non solo da dirigente, ha preso già la sua decisione. Non smetterà col calcio, e non lo farà sicuramente nella prossima stagione. Perché, al rettangolo di gioco, il capitano della Roma ha ancora qualcosa da dare. A trentasei anni, dopo aver vissuto una vita con un solo colore addosso ed onorando una sola maglia, De Rossi cambierà aria. E con lui si chiude probabilmente l’ultima pagina, o una delle pochissime rimaste, del calcio italiano. Eppure noi ci sentiamo di consigliare De Rossi ad ogni squadra che ha intenzione di alzare l’asticella e migliorarsi in un qualche modo.

Cosa può dare ancora Daniele De Rossi al calcio?

Quali siano i motivi che hanno portato la Roma a silurare De Rossi, non sono chiari. Rotto? Ha gli acciacchi che hanno tutti, chi più chi meno. Ha raggiunto la soglia di pensionabilità? Ha 36 anni, come sappiamo, e può garantire un tot di presenze a sufficienza per dare il contributo alla squadra. Il campo non fa più per lui? Potremmo parlarne e discuterne per ore, non si troverebbe una risposta. Se con Totti, sentimentalismi a parte, sembrò tutto sommato una scelta giusta, con De Rossi si faticano a trovare motivazioni valide. E l’ultima, anche per importanza, è proprio quella anagrafica.

Un giocatore come Daniele De Rossi, in una squadra, può essere fondamentale. E può esserlo soprattutto fuori dal campo, piuttosto che nel rettangolo di gioco. Perché, signori, stiamo parlando di un autentico leader. Poco rumoroso, per nulla avvezzo alla comparsa in telecamera, De Rossi negli anni si è scoperto mite diplomatico. Sempre giusto, molto equilibrato e, da chi vi scrive, apprezzato per non scontate capacità oratorie e persuasive. Tutte caratteristiche, queste, emerse negli anni, a fronte di qualche colpo di testa, soprattutto giovanile, che non ne ha mai intaccato la crescita. Se a Roma, in un contesto bollente come sempre, questo è poco, allora noi non abbiamo capito nulla. De Rossi, come il vino buono, è andato a migliorare invecchiando. E qualche anno fa, prima dell’ultimo rinnovo con la Roma, c’era effettivamente la possibilità di vederlo altrove.

Toto-De Rossi: Europa, USA, ASIA?

Lo volevano in Liga e Premier. Volevano il giocatore: abile, grintoso, carismatico, tuttofare in campo. Ma volevano soprattutto il leader, il comunicatore, il capitano silenzioso che preferisce battere la strada, piuttosto che indicare casualmente la direzione. Ed oggi, Daniele De Rossi, che al calcio può dare ancora qualche contributo, avrebbe un futuro in un top team europeo all’estero? La risposta è sì. Perché un giocatore così non ha età ma, soprattutto, non ha valore. Ora la palla passa, ancora una volta, dovrà essere intercettata da Daniele De Rossi, non uno qualunque. USA ed MLS? Asia? Cina o Giappone? Tutti ottimi luoghi dove ritirarsi a svernare.

Poi c’è l’Europa ed il fascino di un calcio che, nel Vecchio Continente, non muore mai. Anzi aumenta, esponenzialmente. Noi consigliamo De Rossi a qualsiasi tipo di squadra fosse interessata. Ma consigliamo personalmente a lui di continuare a dare il suo prezioso contributo in Europa, in un calcio che giocoforza conta ancora qualcosa in più. Perché i soldi sono una comodità, ma non tutto. La Liga, meglio ancora la Premier, per continuare ad insegnare calcio e soprattutto che i calciatori veri, quelli che sanno come e quando fare la differenza, non invecchiano mai. A Roma non l’hanno capito, e l’hanno dimostrato ancora una volta. Si sa che il vino, lo ribadiamo, più invecchia, più è buono.

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