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Ci avete rotto (ancora) il calcio

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Ci avete rotto (ancora) il calcio

Ce lo hanno rotto ancora una volta. Di nuovo, ed in meno di un anno, ce lo hanno rotto più e più volte. Hanno provato ad aggiustare ma si sa, i vasi con le crepe, poi, rimangono perennemente fragili. E l’ultima rottura, quella definitiva, stavolta, e verrebbe da dire che lo si spera, si è consumata ieri quando la Giustizia Sportiva ha condannato il Palermo, indebitato fino al collo, alla retrocessione d’ufficio in Serie C per illecito sportivo. Un verdetto in qualche modo annunciato ma imprevedibile fino a ieri quando una città è stata condannata all’oblio sportivo e probabilmente le sue sofferenze non finiranno qui. Ma questa, per ora, è un’altra storia per la quale i responsabili, si spera, pagheranno. Ma siamo in Italia, il Paese dove l’impresentabile può anche ambire alla presidenza del Consiglio dei Ministri.

Resta un assunto di fondo amaro, amarissimo. Che certifica un fallimento, ovverosia quello di tutto il calcio italiano. Di tutte le Leghe, della Federazione, finanche del Coni. E segna un punto di non ritorno, incontrovertibile, per lo sport italiano. Da un decennio, ormai, piegato su se stesso e ancora appannato da quella importante, quanto futile vittoria del 2006, che ha creato un baratro, anziché fungere da stimolo per una rifondazione. Annunciata, da una decade, e mai attuata. Fino al clamoroso caso della Serie B che si è consumato tutto quest’anno. Per non farsi mancar nulla.

Il baratro infinito del calcio italiano

Era cominciata già male, la Serie B 2018-2019: una serie di mancate iscrizioni al campionato, per spese insostenibili ed il fallimento di società avevano già lasciato presagire un’aria tesa. Ma una fine così, inaspettata e clamorosa, francamente era imprevedibile. Il campionato è partito a 22 squadre, è proseguito a 19, si è fermato per tornare a 22, poi a 20, poi a 18, infine a 19. Bloccando le sorti di tante società per cui la permanenza in B è vitale e per cui la salita dalla C ha la stessa, identica importanza. Alla fine a 19 squadre si è deciso di continuare il campionato, in attesa di una futura riforma che, ci scommettiamo, non ci sarà. Sempre più in giù.

Il Palermo sul campo ha totalizzato 63 punti, poco meno delle neo-promosse Brescia e Lecce. Avrebbe dovuto giocare i play-off, ed è infine retrocesso. Perché paga illeciti amministrativi per le iscrizioni ai campionati dell’ultimo triennio. I vertici della società, su tutti l’ex patron Zamparini, condannati, e giustamente, all’unanimità. Ma perché ora, noi ci chiediamo? Se una società, negli anni, ha accumulato milioni di debiti, perché le si consente di svolgere un mercato di prim’ordine, con acquisti fuori portata per le altre concorrenti? Perché le si consente di arrivare ad un passo dalla A, negando la possibilità ad altre? E perché, alla fine, si aspetta la regolare conclusione del campionato per emettere un verdetto che, difatti, falsa tutti i nove mesi precedenti? Per ora pagano i giocatori ed i tifosi. Allora è vero. Il calcio ce lo avete rotto.

Tutti colpevoli

Sono tutti colpevoli, lo ripetiamo. dal Palermo a Claudio Lotito, che è presidente della Lazio, è la mente, si pensa, dietro la Salernitana, ed ha più di un’occupazione tra Lega e Federazione. Una cosa possibile solo in Italia, il paese che non è capace di guardare avanti e risalire, ma scendere. Scendere perennemente. Accogliamo, qui, le parole del tecnico del Lecce, ed ex Palermo, Fabio Liverani. Le colpe non sono di Palermo città, di Palermo tifosi ma di chi, al vertice del sistema, ha consentito determinate cose quando altre non funzionavano, o non andavano, o semplicemente non rispettavano le regole. Già, quello sconosciuto rispetto delle regole che non esiste più ormai da tempo nel nostro Paese. E non solo nel calcio, ce lo sta insegnando la storia quotidiana. È proprio vero. Ci avete rotto anche ed ancora il calcio. Stavolta per davvero.

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