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La Opinión

Le frecciate di Conte ad Allegri sanno di invidia e verità

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Conte e Allegri, il vecchio e il nuovo della Juventus

Ci sono quattro spunti da prendere all’interno dell’intervista di oggi, rilasciata da Antonio Conte, a La Gazzetta dello Sport. Tutti che vanno contro l’attuale allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri. Con cui fondamentalmente si gioca un posto in paradiso. Antonio contro Max, parte ennesima: sì, perché i due – dopo una tregua armata – si sono sempre punzecchiati e ripresi a vicenda. Con garbo e charme, sia chiaro. Rispettosi delle proprie posizioni. Ma carichi a pallettoni dalle proprie vittorie.

Conte contro Allegri però si fa soprattutto di una frase: “Non sono un gestore, non credo che l’obiettivo di un allenatore sia fare meno danni possibili, trovo umiliante per la categoria dire una cosa del genere. Io voglio incidere”. Bella diretta. Direttissima. Così come la risposta sul possibile record di punti dei ragazzi di Allegri, ormai ipotesi smentita dagli ultimi risultati dei bianconeri: “Il primo anno finimmo imbattuti e il terzo abbiamo fatto il record di 102 punti. Oggi la Juve, che pure ha fatto un campionato straordinario, non potrà eguagliare quel risultato”. Dagli torto.

Ecco perché, queste parole, sanno pure un po’ d’invidia. Ma soprattutto di verità. Del resto, quanto fatto da Conte probabilmente non sarebbe arrivato con Allegri. Non per una questione di qualità superiore o inferiore, ma per una storia di tipologie di lavoro. A spiegarlo è lo stesso leccese: “Parliamo di cicli totalmente diversi. Io prendo una Juve non protagonista assoluta, anzi scomparsa dalla Champions. Avevamo giocatori buoni con poca esperienza, tranne Pirlo, in Champions. Sono sempre partito da situazioni difficili e sono riuscito a conquistare la vetta. La Juve oggi è cresciuta, la struttura è al livello della prima 3-4 al mondo”. Altra staffilata. Che si chiude con l’Ajax: ” Parliamoci chiaro: ci sono squadre più forti, ha undici giocatori effettivi, giocatori che hanno voglia di correre con e senza palla, andare avanti, difendersi in avanti e non in braccio al portiere”. Game, set, match per Conte. Ma siamo sicuri che un eventuale cambio gioverebbe? Specialmente in Europa…

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