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Altro che Juve, lo scudetto datelo all’Atalanta

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Altro che Juve, lo scudetto datelo all'Atalanta

La Juventus ha vinto il suo ottavo scudetto consecutivo, con facilità e senza concorrenza. Probabilmente non se n’è accorto, ancora una volta, nessuno. O almeno non se ne sono accorti quanti sostengono le posizioni di Lele Adani. Quei pochi, in verità più tifosi sfegatati che critici, che sono dalla parte di Allegri, se ne sono accorti ma comunque non è cambiato nulla. Il brillante Ajax ha fatto fuori la Vecchia Signora dalla Champions: anche quest’anno resta una chimera, ma c’è lo scudetto. Che, siamo sicuri, per uno juventino vero non ha o avrebbe lo stesso valore. Per altri, per la concorrenza, sarebbe una manna dal cielo. Quindi la conclusione è che lo scudetto, in Serie A, non l’ha vinto la Juve. Quello vero, della critica, dei tifosi, quello che forse vale di più, lo sta vincendo l’Atalanta di Gasperini e del Papu Gomez. Che ha, oggettivamente, battuto i più forti, eliminandoli dalla Coppa Italia. Date lo scudetto agli orobici, per favore.

Dalla Lazio alla Lazio, il percorso della miglior squadra italiana del momento

L’Atalanta ha cominciato male, il suo campionato, perdendo e conquistando appena sei punti in sole sei giornate. Terzultima, ancora cotta dall’eliminazione ai preliminari di Europa League ed in balia dell’incertezza. La stessa paventata anche da Gasperini alla vigilia del campionato ormai sulla via della conclusione. Ed invece, dalla Lazio alla Lazio, l’Atalanta ha scalato una montagna ed ha chiuso un circo. Terzultima ieri, quarta oggi. Che significa, al momento, qualificazione diretta alla prossima Champions League. Con una Inter, già umiliata a Bergamo, che fatica ed ancora nove punti a disposizione: ne bastano sette ma, arrivati a questo punto, non è azzardato tentare di afferrare con grinta e forza, il terzo posto. Perché l’Atalanta ha sì vinto a Roma, nella finale anticipata di Coppa Italia contro la Lazio, ma ha vinto poi su tutti gli altri campi e, nel girone di ritorno, ha fatto meglio di tutte. Fuori casa, poi, a maggior ragione, vincendo su campi pesanti come a Napoli, dimostrando, proprio nel teatro che fu di Sarri, un avvenuto passaggio di testimone: nell’ultimo triennio il Napoli ha brillato talmente tanto da oscurare un dato di fatto. E cioè la trasformazione e l’evoluzione dell’Atalanta.

Una vittoria figlia della programmazione

Nell’ultimo triennio l’Atalanta ha disputato degli ottimi campionati, ha umiliato l’Everton a Liverpool, ha sottomesso, seppur uscendo, il Borussia Dortmund in Europa League. Ha battuto la Juventus, l’ha sempre messa in difficoltà e si è imposta sui campi più pesanti e difficili d’Italia: prima San Siro, poi il San Paolo, poi l’Olimpico. Senza mai snaturarsi ed anzi, mettendo in campo le proprie forze con tutti i conseguenti attributi. E tirando il meglio nelle difficoltà sfruttando le qualità dei propri giocatori. E la forza della propria società. Perché la storia insegna che i successi sono figli di più dettagli, tra i quali il campo è solo il risultato finale. La famiglia Percassi da anni investe a Bergamo per e con l’Atalanta: dal centro sportivo al progetto di un nuovo stadio all’aumento di introiti e fatturati, valorizzando i prodotti del vivaio più prolifico d’Italia. Quel che sta succedendo oggi è solo una logica conseguenza di una politica accorta e lungimirante. Fa meno rumore, o fa meno volte notizia. Ma i fatti dicono questo: lo scudetto, cortesemente, consegnatelo all’Atalanta.

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