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Bernardeschi ha sofferto, poi vinto: la storia

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Federico Bernardeschi, l'arma in più di Allegri e della Juve

Federico Bernardeschi ha iniziato, finalmente, a dimostrare i modi di essere e di giocare tali di un campione. Di fatto, la qualità l’ha sempre avuta. Forse non la testa. Nei suoi inizi alla Fiorentina, la squadra che l’ha visto crescere, ha sempre dimostrato di essere un virtuoso con il pallone, ma anche un po’ bohemien. Come tutti gli artisti, il calciatore nato a Carrara aveva bisogno di essere ispirato e in questa stagione – spesso in quest’ultimo mese – è diventato un autentico spettacolo. Ma al quadro sempre mancavano colori, qualche ombra di troppo – o riflesso – che avrebbe dovuto prendere il largo sulla sua tela. C’era fin troppa astrazione nel suo calcio contemporaneo. Con questa, Fede ha dimostrato di essere un espressionista. Con un’armonia come forse nessuno, nella rosa bianconera. Nemmeno Dybala.

Ma prima mancava, quest’armonia. Erano i suoi giorni grigi, il suo eccessivo egoismo, i suoi veloci appagamenti. Quando ha firmato poi per la Juventus, non c’è stato un punto intermedio nei possibili pronostici: sarebbe stata tragedia o sarebbe stato un successo. Quello che era chiaro è che dovrebbe avere un cambio in testa e mettere il suo gioco a disposizione dei compagni per potenziare il blocco di cemento che è la base juventina e che ha armato il suo architetto, Massimiliano Allegri. Lo stratega italiano ha sempre avuto chiaro che avrebbe dovuto inculcare in Bernardeschi una mentalità che gli avrebbe permesso di competere in tutto e per tutto in un club che porta il peso di più di 60 titoli ufficiali. Ogni allenamento è una finale. Il lavoro è giornaliero e quanto accaduto ieri non importa.

Il day by day ha fatto crescere Bernardeschi, che ogni volta che ha iniziato ad avere più incidenza, ha sempre provato a tenere quel determinato ritmo. Non ha solo imparato a far danno all’avversario con le sue azioni individuali, ma anche ad avere una finalità, a potenziare i suoi compagni e, senza la palla, a dare compattezza al blocco d’attacco. Qualcosa di vitale per Allegri. Senza dubbio, come tutti gli artisti, ha dovuto passare qualche giorno no per portare a un livello superiore la sua arte. Come quando si è rotto i legamenti del ginocchio. Proprio nel momento migliore da juventino, quand’era l’uomo più in forma nel reparto offensivo e aveva rosicchiato qualche minuto in più dopo l’infortunio patito pure da Dybala. Dybala, poi, che quest’anno ha superato definitivamente. Era solo questione di tempo? Probabilmente sì. Sicuramente sì.

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