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Alex Meret, il predestinato che vola come l’albatros

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Alex Meret, il predestinato che vola come l'albatros

Alex Meret era ed è un predestinato. E lo è da quando praticamente è stato scoperto. Come Donnarumma, come prima di lui Buffon, Albertosi, Galli. Come Cabrini, Paolo Rossi. Insomma gente che in nazionale è arrivata ancora minorenne, per poi non andar più via. Vincendo tutto. Alex Meret fa parte, praticamente dalla sua prima uscita, di una esclusiva nicchia, di un club a se stante. A ventidue anni appena gioca come un veterano, nonostante quella di quest’anno sia stata la prima stagione veramente importante per Alex: debutto in un top club, debutto in Europa. Insomma una serie di prime volte che all’inizio spaventavano anche gli addetti ai lavori, presto smentiti dal canto. Ed allora sì che è cominciato il volo dell’albatros. E si sa, quando il re dei mari apre le ali, diventa difficile, quasi impossibile provare a fermarlo.

Alex Meret, portiere per vocazione, ‘Buffonista’ per amore

“Vederlo lavorare mi emoziona” – parole a firma Gigi Buffon per il giovane portiere del Napoli. Non lo dice uno qualunque, ma il portiere che in carriera ha vinto tutto quel che poteva vincere. E che oggi, a più di quarant’anni, ha ancora voglia e fame di vittorie. Non poteva che essere Gigi Buffon l’idolo di Alex Meret, portiere per vocazione ma seguendo la filosofia “Buffonista”: sì, perché Gigi è stato l’idolo di una generazione, della sua generazione. Impossibile non subire la fascinazione di quel ragazzino che, a Parma, già aveva fatto capire cosa avrebbe fatto e chi sarebbe stato per l’Italia. Certo, non deve essere emozione da poco per un ventiduenne che si vede incoronare da Buffon. Ma Meret ha cominciato a rispondere in questi primi mesi di Napoli, in questa prima grande svolta della sua carriera. E l’ha fatto superando gli atavici problemi fisici, che tanto avevano fatto storcere il muso, e conquistandosi la maglia da titolare. A suon di parate, con mani e piedi, spesso risultando decisivo: con la Spal, importante parte del suo passato, per esempio, ma anche contro il Salisburgo. Anzi proprio le parate di Meret hanno impedito agli austriaci di segnare un gol, al San Paolo, che sarebbe risultato poi clamorosamente decisivo sette giorni dopo, in Austria. Senza paura, Meret indossa i suoi guanti ed apre le sue ali.

Alex Meret, l’albatros erede di Dino Zoff

A Napoli hanno presto cominciato a chiamarlo l’albatros. E non per un semplice omaggio al poeta francese Baudelaire, ma per il fatto che Meret è capace, aprendo le braccia, di coprire tutta la porta. Una metafora efficace per far capire il potenziale di questo ragazzo venuto dal Friuli e pronto a prendersi i più importanti palcoscenici del mondo. Chissà se poteva immaginarlo quando, nella scuola calcio Donatello, veniva acquistato dall’Udinese. Guidolin, un mentore più che un allenatore, non ebbe dubbi nel confidare ai suoi collaboratori che Alex era già più forte dell’allora esordiente Simone Scuffet, conterraneo e coetaneo ma dalla sorte, almeno finora, esattamente opposta. Oggi Meret ha tutto dalla sua parte: la benedizione di Buffon, margini di crescita veramente notevoli, tanto entusiasmo ed a Napoli ha fatto presto dimenticare un idolo come Pepe Reina. Prestazioni sopra la norma, continuità, capacità di incidere su una partita per tutto l’arco dei novanta minuti. Ha ragione Ancelotti, quando dice che il portiere si valuta per le parate che fa, non per la qualità nei piedi. Che c’è, sicuramente, e che andrà affinata. Volando, come sempre, seguendo la traiettoria dell’albatros, il signore dei mari. “Può essere il mio erede” – ha detto Dino Zoff. Da friulano a friulano, da portiere a portiere, da uomo ad uomo. Alex non ha intenzione di interrompere il suo volo…

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