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La Opinión

Endt voleva un attimo di celebrità, altro che doping

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Juventus Champions 1996

Endt si è preso i cinque minuti di fama, li ha stritolati per bene e ne ha bevuto il succo. Quello del successo. Delle vecchie fantasie che si fanno assurde realtà. Ha avuto ragione Porrini, oggi, sul Corriere della Sera edizione Torino: ‘Ma serve davvero rispondergli?’. No che non serve. No, non ce n’è neanche bisogno. Endt aveva fatto già questo giochetto prima della finale: era il ’96, quasi un quarto di secolo fa. Come allora, la Juve viaggiava a gonfie vele tra campionato e Coppa. Era un’altra Serie A, chiaramente un’altra Juventus. C’era forse meno qualità assoluta, ma un animo gregario a cui questa squadra dovrebbe forse rifarsi quanto prima. Anyway, vinsero i bianconeri. Ai rigori. Davanti a un’Ajax, quella sì, davvero formidabile.

Endt era allora team manager, lavorava con i Lancieri e provava in ogni modo – su ogni campo – a ritagliarsi una fetta di fotografi quando le luci iniziavano a venire meno. Parlava di tutto, specialmente con i giornalisti. Era il loro informatore di fiducia e quasi non se ne vergognava: del resto, lui dello spogliatoio era un elemento staccato, però sapeva entrare nelle segrete stanze irrompendovi e scherzandole. Vent’anni fa l’aveva già detto: la Juve si dopava. Quella Coppa era degli olandesi. Poi ci furono i processi – in Italia – e le calunnie si rivelarono tali. Non serve fare difesa a spada tratta: ci sono le sentenze.

Perciò ha sempre e solo ragione Porrini, così come ce l’ha Jugovic, così come l’ha avuta Ravanelli. Senza scomodare miti come Del Piero, Vialli e Antonio Conte. Il segreto di quella Juventus era il lavoro quotidiano e un gruppo incredibile. Deschamps ha traslato quel tipo di spessore e ha vinto un mondiale, in tanti sono diventati allenatori di successo. Basterebbe questo, e poi basterebbero le sentenze. The Endt. La fine di un idiota.

Francesco Orbino

SPORTS AGENCY SC24

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