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Storie di sport

Blaise Matuidi, chilometro dopo chilometro

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Alcuni lo chiamano ‘Marathon Man’, e la traduzione è facile, facilissima. La storia dell’infanzia di Blaise Matuidi, e di quelle robe che forse nessuno ha raccontato, danno un racconto completo su un giocatore diverso. E diverso perché vive la sua vita senza adagiarsi sulla fama, ma continuando sempre a correre. Tutti conoscono la sua energia, la sua velocità, il suo lavoro sporco e l’intelligenza tattica. Ecco: solo pochi fan sanno tanto sulla biografia di Blaise. Che è interessante come poco. Per questo, non vanno fatti preamboli. E non ne faremo.

Matuidi nasce il 9 aprile del 1987 a Tolosa, in Francia. Suo padre è angolano, Faria Rivelino, e sua madre è del Congo, Elise. Rivelino molto giovane emigrò in Francia dal Congo: era in estrema povertà, alla ricerca di una vita migliore e di assicurarsi un futuro degno per i suoi figli. Blaise cresce con quattro fratelli: Emmanuel, Jacqueline, Sylvie e Junior. Tutti i bambini crebbero nel paesino della periferia parigina, di Fontenay-sous-Bois, un luogo dove il vuoto finisce quando hai una palla tra i piedi.

Sorprendendo tutti, il piccolo Matuidi farà sì che gli altri bambini non potessero far nulla nel campo. La sua rapida crescita, il suo veloce accesso tra i grandi del calcio – che arrivò anche in età da scolare – fu merito di un’altra leggenda del Psg, Austin Jay-Jay Okocha. Grazie a lui Blaise pensò di poter diventare un professionista.

All’età di sei anni, i genitori di Matuidi sentirono che fosse corretto che suo figlio iniziasse una carriera nel calcio dopo le raccomandazioni del suo allenatore scolastico. Il giovane centrocampista fu accettato nel club del suo quartiere, Fontenay-sous-Bois, dove continuò a giocare per 5 anni, dopo i quali – con la voglia di continuare a crescere e a dare il massimo – approdò al CO Vincennois. Il suo compagno? Per un anno, anche Yacine Brahimi. A 12 anni era il miglior giocatore dell’Ile-de-France, e l’accademia di Clairefontaine gli offrì un posto. Tre stagioni ad allenarsi lì, giocando tutti i giorni della settimana, con il Vincennes nei weekend. Nel 2011 lasciò entrambi i club per firmare per il Creteil prima di concludere la sua carriera giovanile al Troyes tra 2004 e 2005. Società dalla quale parte, salvo poi ancora spostarsi al Saint-Etienne. Alla fine, nel 2011, la grande occasione: lo vuole il Psg, dovrà sostituire Claude Makélélé.

Una storia d’amore, quella con il Paris, che dura 6 anni. La chiamata della Juve subito dopo l’Europeo perso in finale contro il Portogallo di Ronaldo, suo attuale compagno di squadra. Subito prima, poi, della meravigliosa vittoria in Coppa del Mondo. Arrivata con qualche compagno di Clairefontaine, al culmine di una generazione incredibile. Perché Blaise, Marathon Man, è proprio colui che non ha mai saputo mollare.

SPORTS AGENCY SC24

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