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La Opinión

Icardi e Inter, atto finale. Ma perde solo la squadra (e lo spogliatoio)

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Icardi e Inter, atto finale. Ma perde solo la squadra (e lo spogliatoio)

Icardi e Inter, atto finale. O almeno è quel che sembra, dopo le dichiarazioni, le ennesime, della moglie-agente dell’argentino ieri sera a Tiki-Taka. Parole di disgelo, di apertura al dialogo. In attesa di un rinnovo, un altro in meno di tre anni, che faccia contenti tutti. Ma soprattutto loro, Wanda e Mauro, Mauro e Wanda, capaci di tenere aperto un fronte di guerra per oltre un mese con la società. Nonostante le parole, le lacrime, il finto buonismo ostentato in diretta televisiva nazionale. Cose che hanno fatto bene solo allo share e alle speculazioni, di certo non all’Inter. Società la cui storia parla chiaro e che pure si è dovuta piegare a certi giochetti. E a perderci, oltre alla dirigenza nerazzurra, potrebbe essere anche il nucleo principale della famiglia Internazionale Milano: la squadra e tutto lo spogliatoio.

Icardi e Inter, cosa è successo (fino ad oggi)

Un vero capitano non abbandona la nave, aveva detto Wanda. È il 13 febbraio quando l’Inter, con un comunicato, annuncia che il nuovo capitano sarà Samir Handanovic. Uno che, diciamocelo, ha dimostrato di valere il peso della fascia dell’Inter, non di certo una squadra uscita ieri. Facendolo in silenzio, lavorando, incassando anche cocenti delusioni ma sempre rialzandosi e caricandosi sulle spalle l’intera squadra. Dal giorno dopo di Icardi si perdono le tracce: c’è un problema al ginocchio, smentito dalla società, ma c’è sempre il tempo di un tweet o di un messaggio su Instagram. Leader del ventunesimo secolo, li chiamano, quei leoni che dimostrano di essere capibranco dietro le tastiere e gli schermi dello smartphone. L’Inter, eccetto qualche passo falso, gira. E gira senza Mauro, quest’anno impietoso protagonista con soli nove gol. Ma coraggioso nel chiedere un rinnovo faraonico. Sì, ha segnato e tanto. Ma ha mai trascinato la squadra a vincere qualcosa? Ha fatto fare il salto di qualità ai nerazzurri? Ha dimostrato di valere soldi che si spendono per chi porta titoli e trofei? La risposta è no. Ma non per Wanda che, in tv, mette in scena il suo soliloquio. Scomodando anche Marotta, abituato a tutt’altre tarantelle.

Ieri sera, quando l’Inter ha vinto il derby, Wanda è tornata sulla nave, abbandonata nei fatti, quelli che contano, ma non nelle parole. La pace è vicina, nel mentre i nerazzurri hanno giocato con un classe 2002 la sfida decisiva per i quarti di Europa League, venendo eliminati. Hanno schierato Ranocchia in avanti nella debacle di Cagliari, hanno visto il Milan passare avanti. Fasi di stallo e di flessione che in una stagione lunga ci sono eccome. Con Icardi, assente ingiustificato, da prima donna qual è, sarebbe stato lo stesso? Probabilmente sì. Perché Icardi non è un leader e, soprattutto, non è il leader riconosciuto da questa squadra. Che rischia di pagare lo scotto del ritorno dell’argentino. A questo punto, verrebbe da dire, meglio proseguire così. E dirsi addio a giugno. Ma Icardi, ne siamo sicuri, è troppo codardo per farlo.

Icardi e Inter, lo spogliatoio unito contro il ritorno

La squadra come risponderà al reintegro dell’argentino? Con freddezza, con ogni probabilità. La stessa mostrata in queste ultime settimane. Mostrandosi compatta e continuando a dimostrare che senza Mauro le difficoltà sono le stesse, le possibilità anche, i limiti e i margini idem. Perché, lo ripetiamo, Mauro Icardi non è un leader. Piuttosto lo è la moglie, che ha dimostrato chi comanda a casa. E a che condizioni. Ed è sempre la moglie che sta contribuendo alla massiccia distruzione di un potenziale crack, dell’ex miglior centravanti in Italia. Perché ci sono capitani e capitani, questo è vero. Perché si può essere grandi bomber, ed Icardi l’ha ampiamente dimostrato negli ultimi trenta metri. Ma se non si è uomini, non ci sono gol che tengano. E Icardi uomo lo è, piccolo piccolo, però.

Intanto la squadra, che ha trovato in Brozovic e Perisic i maggiori detrattori contro Icardi, al netto delle smentite di rito, è compatta, dicevamo. E rischia di subire il contraccolpo di un uomo capace di spaccare uno spogliatoio. Ed anche una società, alla sua mercé. Ridateci il calcio degli uomini, cortesemente. Che di donne di spettacolo, in Italia, ce ne sono già troppe…

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