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Se non ci si ferma neanche davanti la morte

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Astori

Non è solo l’anticipo della 28esima giornata di Serie A: Cagliari-Fiorentina è anche un pezzo della vita di Davide Astori”. Così Sport Mediaset presentava la sfida tra sardi e toscani di venerdì sera. Una partita del ricordo, tra le due squadre che per nove anni si erano divise la maglia del difensore scomparso un anno fa. “E così, tra i tanti sentimenti in campo che si mischiano alla sana voglia di vincere, ci sarà anche un ricordo legato a lui. Impossibile non pensarci, impossibile non sentirlo vicino a tanti amici, giocatori e tecnici che hanno diviso il cammino della vita assieme a lui”.

Le prerogative per una partita perfetta, di ricordo e amore, c’erano tutte: le fasce da capitano dedicate, gli applausi, la foto sul maxischermo. Un anno fa, quando Astori ci lasciava, per uno scherzo del cuore ad Udine, in molti erano d’accordo su una cosa: il regalo che ci aveva fatto era quello di mettere a tacere l’odio, le rivalità, e abbracciarci tutti insieme. Abbiamo ancora davanti agli occhi, tutti quanti, le immagini degli ultrà viola che davanti al Duomo dove si svolgono i funerali abbracciano un Giorgio Chiellini in lacrime. Un tifoso della Fiorentina che stringe il capitano dell’odiata Juventus.

L’IDILLIO INFRANTO

Un regalo, un dono di Davide. Che però è durato poco. Già dopo Fiorentina-Inter erano arrivati i primi segnali che qualcosa, in questo idillio, stesse scricchiolando: alcuni tifosi nerazzurri, accecati dall’odio delle decisioni arbitrali, auguravano a Pioli e alla Fiorentina altre morti simili a quella di Astori.

Stavolta il cerchio si chiude e per protagonisti ci sono gli stessi supporters viola. Sul risultato del 2 a 1, sugli spalti della Sardegna Arena un tifoso si accascia, ha un malore, si tocca il petto. Se ad Astori invertite il posto della t e della s e cambiate quest’ultima in z diventa Atzori. Come il cognome di Daniele, tifoso del Cagliari che a 45 un infarto fulminante porta via dalla vita.

IL CORO DELLA VERGOGNA

Ad accompagnarlo un coro ignobile, meschino, putrido, che si è alzato dallo spicchio viola: “Devi morire, devi morire!”. Un coro durato un minuto, forse qualcosa di più. Ma non è questo quello che conta. “Erano pochi – ha raccontato uno steward al Corriere della sera – la gran parte non si sono uniti, qualcuno ha cercato di zittirli”. La Digos ha intanto aperto un fascicolo per studiare le immagini dello stadio. L’intenzione è quella di individuare i filmati di chi ha partecipato al coro.

Ma non sarà la legge a punire questa gente, speriamo lo sia il senso di colpa. “Ormai nel calcio l’odio per i tifosi avversari è dilagante – scrivono su facebook alcuni tifosi del Cagliari – Il calcio è una valvola di sfogo di una società oppressa e frustrata… Quando non fanno corsi razzisti si ammazzano a coltellate”. Dentro allo Stadio tutto è diventato lecito, tutto è giustificato dalla goliardia, dallo sfottò, dallo scherzo. Bisogna agire subito, con serietà e punizioni esemplari. Altrimenti tra pochi anni sarà il far west.  

 

SPORTS AGENCY SC24

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