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Allan Marques: da Rio a Napoli, corre ancora, corre sempre

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Allan Marques, da Rio a Napoli, corre ancora, corre sempre

Allan Marques, da Rio a Napoli. Passando per Udine, un ambientamento necessario al Nord, per uno che viene dal profondo sud del mondo. E poi naturalmente tornato in meridione, probabilmente nelle viscere di un posto che tanto sa di Rio, che tanto sa di casa. E l’ha fatto correndo, sempre e comunque. Spesso mordendo le caviglie degli avversari, facendo a spallate, rubando e recuperando palloni. Al di là dell’avversario, al di là della competizione. Uno abituato a combattere, e non potrebbe essere altrimenti se nasci nelle favelas di Rio, dove devi crescere prima del tempo. O correre, come nel suo caso. Senza trovare mai tempo o voglia di una sosta. Un giocatore così fa comodo averlo tra gli amici, meno tra gli avversari.

Allan Marques, un brasiliano atipico

Centrocampista tutto cuore e garra, non è altissimo, circa 1,75 cm, il che lo rende già un centrocampista atipico: un’altezza non impeccabile può essere un limite eppure Allan ha altre qualità che lo rendono uno dei centrocampisti di sangue verdeoro più interessanti della sua generazione. Ha il carattere ed il mordente, la grinta, ma soprattutto ha uno strapotere fisico che rare volte l’ha visto sopperire o barcollare a centrocampo. Un concentrato di muscoli, di corsa e concentrazione. Un brasiliano, però, molto atipico rispetto ai suoi connazionali. Al tocco da campione Allan preferisce quello concreto, che può aiutare la squadra a salire o a recuperare uno svantaggio numerico. Alla giocata istintiva che ha reso celebre ogni brasiliano Allan preferisce il ragionamento, usando la testa. È forse meno tecnico, seppur la tecnica non gli manchi di certo, ma di sicuro è più tattico. E queste doti le ha apprese tutte in Italia, fin dai tempi dell’Udinese. Gioca, da mezzala, in una posizione del campo in cui necessariamente transitano più palloni. E col Napoli, in fase di non possesso, è spesso e volentieri tra gli ultimi sulla linea di centrocampo. Costruisce l’azione, contribuisce alla manovra e in fase di chiusura. Per conseguenza segna poco, soli 8 gol, e tutti in Serie A, nelle ormai cinque stagioni in azzurro. In mezzo tanti assist ed uno svariato numero di minuti giocati. Poche volte infortunato, poche volte squalificato, praticamente quasi mai fuori per scelta tecnica, Allan è insostituibile. Ed una sua copia non esiste.

Allan Marques sa cosa vuol dire superare i propri limiti

Allan non era un predestinato, non lo è mai stato. Calciatore c’è diventato da solo, con le sue sole forze e inseguendo a lungo, per ventisette anni, un sogno. Il sogno chiamato Brasile, il misticismo esoterico della Seleçao, il verde e l’oro che ispirano e commuovono generazioni e generazioni. Ordem e Progresso, due facce della stessa medaglia che Allan rappresenta al meglio. L’ordine del brasiliano che sa di avercela fatta, nel progresso eterno dei fenomeni. Allan e Neymar, lo stesso giorno, in novembre, sono scesi in campo insieme. Pochi giorni prima si erano sfidati. Ed Allan l’aveva marcato e rincorso, senza fargli toccare un pallone. Uno era già un predestinato e aveva già i più grandi palcoscenici come terra promessa. L’altro, il nostro protagonista, no. Ma quei palcoscenici, quei momenti, se li è presi comunque. Da solo. In un unico modo. Correndo ancora. Correndo sempre.

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