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Storie di sport

Diego Perotti, la danza della scimmia

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Perotti

È il 120esimo minuto di Porto Roma. Diego Perotti arranca, è stremato, quasi boccheggia. Ma ha ancora il pallone tra i piedi, prova ancora la giocata decisiva. Continua a ballare con la palla, sterza, gira, rientra, finta. Da quella sua danza era arrivato l’unico lampo di luce giallorossa: un calcio di rigore conquistato con l’anca, con una mossa di bacino, e realizzato da Daniele De Rossi. Perotti continua a ballare e la Roma si aggrappa a lui, lo supplica, sa che è l’unico che può dare una scossa, illuminare qualcosa. E come Leonard Cohen lo prega: dance me to the end of love, to the end of match.

IL NOME DI MARADONA

Diego Perotti ha iniziato a ballare da bambino ma più che un tango le sue mosse erano una milonga. Una versione più dinamica, agile e leggera, veloce e vivace, in cui si confondono i ritmi africani e le movenze creole. Per come si muove più che una scimmia è una scimmietta. Lo chiamano El Monito, anche perché il padre è Hugo El Mono, che un giorno del 1988 decide di portare a termine una promessa. “Se diventerò mai padre, chiamerò mio figlio come te”. Il te è il Diego più famoso del mondo: quel Maradona con cui aveva vinto una Libertadores nel Boca Juniors. È un’incoronazione, un’eredità. È un fardello pesante: nelle giovanili degli Xeneizes fatica, lo massacrano di falli, lui torna a casa con le lacrime agli occhi dopo ogni allenamento.

Diego scappa dal passato e dall’ombra del padre. Sceglie il Deportivo Moròn, terza divisione argentina, e qui ricomincia a ballare.

LA SCIMMIA CHE STREGA DUE DIRETTORI

Il caso vuole che nei bassifondi sudamericani si aggiri un certo Diego Ramon Verdejo, detto Monchi. Quella danza così elegante e sinuosa ballata da Perotti lo conquista. Strappa un assegno da 200.000 euro e se lo porta a Siviglia. Passa un anno nella squadra delle riserve, poi Manolo Jimenez lo porta in prima squadra e gli ritaglia una sala da ballo sulla corsia sinistra. Con lui da una parte e Jesus Navas dall’altra, Negredo e Luis Fabiano si divertono a segnare. Si divertono i tifosi, si diverte soprattutto el Monito che raggiunge la Champions League e l’altro Diego, quello che ha impresso nel nome, lo porta in nazionale.

Proprio sul più bello però, la musica si stoppa, la danza si interrompe. Il ginocchio scricchiola, i muscoli sono deboli, un medico di Chicago gli diagnostica anche un’ernia del disco. Perotti pensa di smettere, torna in Argentina per ritrovare la voglia e il coraggio di giocare, di danzare col pallone, ma col Boca Juniors gioca solo due partite.

Chi conosce il calcio però sa bene che il filo che lega Buenos Aires a Genova è un filo fortissimo, storico, di sangue. Perotti lo percorre verso l’Italia: il Grifone paga 350.000€ al Siviglia e gli regala la maglia numero 10.

È il Genoa degli argentini Diego Milito e Rodrigo Palacio, è il Genoa di Gian Piero Gasperini, uno che gli esterni li sa far giocare. Anzi, li sa far ballare. E Perotti riparte: a volte a sinistra, a volte a destra, assist e reti, a volte con compiti difensivi, a volte con la licenza, anzi l’obbligo di saltare l’uomo.

IL GRANDE PALCOSCENICO

Quei movimenti, quelle movenze argentine innestate su ritmi andalusi, non possono passare inosservate agli occhi romantici di Walter Sabatini. Stavolta però il prezzo del cartellino è alto: la Roma paga 10 milioni per portarsi a casa Perotti. È il grande palcoscenico che ha aspettato per una vita. E non sbaglia.

Alla seconda stagione in giallorosso va, per la prima volta nella sua carriera, in doppia cifra. Balla al derby, balla a Stamford Bridge, balla nelle notti di coppa e sui dischetti di rigore di mezza Italia. Balla soprattutto all’Olimpico, dove il 28 maggio 2017 segna “il gol più importante della carriera”. Il 3 a 2 contro il suo Genoa, che porta la Roma in Champions nel giorno dell’addio di Totti.

Adesso la musica è sempre più bassa, sempre più in sottofondo. Diego continua a ballare, ha toccato le 100 presenze il giallorosso, ma sa che la melodia non durerà per sempre. Sa anche quale sarà il prossimo stadio. Per risfidare il passato a colpi di danza.

SPORTS AGENCY SC24

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