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Storie di sport

Jimmy Connors, l’irraggiungibile

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Connors

Fino a ieri, era l’unico tennista ad aver sfondato il muro dei 100 titoli in carriera. Un record a dir poco impensabile per chiunque si avvicini a questo sport, tenendo conto del logoramento fisico a cui è sottoposto l’atleta e del rapido ricambio di giocatori nel circus. Per chi vi riesce, la definizione di “mito” non è abbastanza. Utile, però, ad introdurre il personaggio. Ieri Roger Federer ha raggiunto, si fa per dire, Jimmy Connors. Anche lo svizzero, adesso, ha la tripla cifra in bacheca. E già si è scatenato il grande quesito: riuscirà ad eguagliare Jimbo, che di titoli ne ha vinti 109?

Jimmy Connors, il mito

Connors è stato ed è tuttora veramente irraggiungibile. Non solo per le vittorie, un numero talmente alto che solo un’altra leggenda poteva pensare di avvicinare, ma per quel carattere da lottatore con il quale, durante la sua lunghissima carriera, ha incendiato le arene di mezzo mondo. Personalità tra storia e presente, è Connors è riuscito nell’impresa di suscitare i sentimenti più contrastanti possibili. Non aveva la faccia buona e il sorriso gentile di Roger Federer, e nemmeno il ghigno beffardo di un Novak Djokovic. Era qualcosa in più. Lo sguardo di Jimbo non cercava l’icona, si accontentava dell’idolo. Sconfiggere l’avversario di turno era il suo unico scopo, un momentaneo riposo prima di un altro confronto. Una macchina da competizione, un condottiero che non poteva stare troppo lontano dai campi di battaglia. E infatti, la racchetta, unica sua arma, è stata fedele alleata per quasi 30 anni, dagli inizi nel 1970 alle ultime gocce di sudore versate, nel 1996. Nel mezzo, una gloria raggiunta senza diventare un’ossessione. Troppo lontano il suo orizzonte. L’obiettivo di Jimmy non voleva andare troppo più in là della rete.

L’anno del Signore

L’anno perfetto di Jimmy Connors fu il 1974. 103 partite disputate, 99 vittorie. Un Grande Slam mancato solo perché non gli fu consentito di partecipare agli Open di Francia. I motivi non erano tali da dettare una decisione tanto severa, ma Jimbo non si era fatto troppi amici nella neonata ATP (dietro la quale c’era lo zampino dell’odiato Arthur Ashe, colui che candidamente una volta confessò:” Quando incontro Connors negli spogliatoi, devo trattenermi per non dargli un pugno in bocca“). Ma, lo abbiamo detto, Connors non cercava la gloria. In Australia conquista il suo primo Slam della carriera, poi sarà la volta di Wimbledon e US Open, battendo in finale in entrambe le occasioni il malcapitato Ken Rosewall, letteralmente spazzato via con punteggi pesantissimi (6-1, 6-1, 6-4 in Inghilterra, 6-1, 6-0, 6-1 negli USA); ne aveva vinti 8, il buon Rosewall, di Slam, ma la sua buona stella fu inutile contro il gladiatore. Dopo quella scorpacciata, Jimbo conquistò altri 5 Slam, perdendo 7 finali. Il bottino finale fu senz’altro meno ampio rispetto al talento, ma i giovani in ascesa di quel periodo (Borg aveva 4 anni in meno, McEnroe 7, Lendl 8) erano tutt’altro che docili agnellini pronti a lasciarsi sbranare dal leone.

Pugile e gladiatore

Sull’indole combattentistica di Connors si è scritto moltissimo. Si è detto che era un pugile prestato al tennis. E’ la verità. Come sapeva accendere la competizione Jimbo, non l’ha saputo fare più nessuno. Non a caso, il suo terreno preferito era Flushing Meadows, l’arena perfetta per uno come lui. Il pubblico americano brama il sangue dei vinti, e trovò in Connors il suo gladiatore perfetto. Di US Open ne vinse 5, l’ultimo nel 1983, contro Ivan Lendl, già sconfitto l’anno precedente. Già, Ivan Lendl, non il più odiato ma probabilmente il più disprezzato dei suoi avversari. All’epoca, il cecoslovacco aveva poco più di vent’anni, aveva già raggiunto e perso una finale Slam, contro Borg, a Parigi, nel 1981. Connors lo disprezzava perché era riuscito a raggiungere la vetta, a detta sua, senza nè fatica nè meriti; aveva saputo approfittare del momento giusto. Non era un giudizio equilibrato, ma l’equilibrio, in Connors, si sapeva manifestarsi assai poche volte.

Mito di un’epoca lontana, in cui il tennis incendiario la faceva da padrona, prima che le etichette e il perbenismo iniziassero a soffocare lo spirito bellico di questo sport, Jimmy Connors è ancora oggi il più vincente tennista di sempre. Nemmeno Roger Federer, la cui classe cristallina gli ha concesso un riconoscimento quasi unanime di essere il più grande di tutti, potrà raggiungerlo. Per il pugile e gladiatore, la soddisfazione più bella.

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